Consiglio e Parlamento UE hanno chiuso l’intesa sul Regolamento rimpatri. L’ obiettivo è di avere procedure più rapide e centri di trattenimento fuori dalle frontiere europee per i migranti respinti. L’accordo arriva a pochi giorni dalla piena attuazione del Patto su migrazione e asilo, previsto per il 12 giugno. Il Patto in vigore dal 2024 ma ora i governi devono applicarlo.Per Bruxelles è il tassello mancante. L’ufficio preposto per l’immigrazione dell’Ue promette più efficienza: frontiere esterne controllate, procedure d’asilo comuni, ripartizione degli oneri tra Stati, partenariati con Paesi terzi. Già 1.300 operatori dell’Agenzia sono dispiegati in 12 Paesi. I numeri parlano chiaro. Secondo Eurostat: ci sono 4,2 milioni di ingressi regolari l’anno da Paesi non UE, 669.400 richieste d’asilo nel 2025, 178mila ingressi irregolari segnalati da Frontex. Il punto debole sono i rimpatri. Ogni trimestre l’UE emette 117.500 ordini di lasciare il territorio, ma ne esegue solo 33.860. Tasso di esecuzione: 28-29%. Quasi 3 migranti irregolari su 4 restano, in limbo giuridico.Il risultato è il collasso quando gli arrivi aumentano. Lampedusa una struttura per poche centinaia, ha ospitato migliaia di persone. Le pratiche d’asilo durano anni, i tribunali si intasano. Le città di frontiera dirottano sanità, emergenza e polizia sugli sbarchi. Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio faticano con alloggi e servizi. Il Regolamento Dublino ha scaricato il peso su Italia, Grecia, Spagna, Malta. Nel 2016 l’UE ha pagato miliardi alla Turchia per bloccare la rotta balcanica. Le ONG dal canto loro contestano il rischio diritti nei centri extra-UE. Ma che succede veramente? L’UE intanto alla luce di questo nuovo patto interviene dove il sistema ha fallito: i rimpatri. Con 28% di ordini eseguiti, l’allontanamento era una minaccia vuota. I centri fuori frontiera servono a velocizzare, ridurre il contenzioso interno e scoraggiare partenze irregolari. Ma la norma non basta. Servono accordi con Paesi terzi disponibili, fondi, personale e garanzie sui diritti. Altrimenti i nuovi hub saranno un problema fuori dai confini. E i governi devono dimostrare di voler applicare davvero il Patto: più personale, tribunali più rapidi, volontà politica di rimpatriare. La domanda è una: l’Europa ha messo in ordine la casa sulla carta. Riuscirà a tenerla in ordine nei porti, nei CPR e nei tribunali? Senza esecuzione reale, il 12 giugno è stato un’altra scadenza mancata.



