L’intesa tra Washington e Teheran, che dovrebbe essere ratificata domani con la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz, tiene banco nel dibattito economico italiano. La prospettiva di sbloccare uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo rilancia le aspettative di crescita per il sistema produttivo nazionale, duramente colpito nei mesi scorsi dalla chiusura del corridoio del Golfo Persico. Il ministro Urso e il presidente Orsini si sono espressi a margine degli “Stati generali dei trasporti e della logistica”, organizzati da Confindustria a Roma, mentre il ministro Lollobrigida ha parlato a margine del ventennale del Consorzio Italia del Gusto.
Urso: “Con Hormuz libero crescita più evidente”
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha indicato la riapertura dello stretto come priorità immediata per l’economia nazionale. “È assolutamente importante poter contare nel più breve tempo possibile sulla effettiva riapertura dello Stretto di Hormuz così da rifornire delle materie prime critiche necessarie ad alcuni comparti italiani che sono entrati in sofferenza”, ha dichiarato Urso a margine dell’evento.
Il titolare del Mimit ha precisato che le difficoltà hanno riguardato in particolare “le materie prime critiche che riguardano il settore della microelettronica, come l’elio, piuttosto che i fertilizzanti e, in alcuni casi, la filiera farmaceutica”. “Per noi è importante che si sia raggiunto un accordo, che entri in esecuzione prima possibile, così da consentirci di riprendere più velocemente la strada della crescita”, ha aggiunto.
Nonostante il blocco nel Golfo Persico, Urso ha rivendicato la tenuta dell’economia italiana. “Le esportazioni sono cresciute dell’8,8% in aprile, consentendoci, con questo nuovo record, di superare anche il Giappone nella quarta posizione dell’export globale”, ha detto, aggiungendo che sono cresciuti anche “gli investimenti esteri nelle imprese, nella borsa e nei titoli di Stato, così come i turisti stranieri”.
Sul fronte carburanti, Urso ha aperto al superamento del taglio delle accise introdotto durante la crisi. “Il costo del carburante è sotto i 2 euro e continua a scendere. È evidente che le condizioni che ci hanno portato a quel taglio delle accise sono superate”, ha dichiarato. A sostegno della prospettiva di crescita, il ministro ha citato “tre mesi consecutivi di crescita della produzione industriale, una crescita del Pil pari a quella della Francia e superiore a quella della Germania” e “oltre 1.200.000 nuovi posti di lavoro”.
Lollobrigida: “Effetto molla sull’agroalimentare nel Medio Oriente”
Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato i benefici attesi per il settore agroalimentare. “L’apertura dello Stretto di Hormuz e qualsiasi facilitazione a livello di mercato avvantaggia il sistema produttivo”, ha detto Lollobrigida a margine del ventennale del Consorzio Italia del Gusto, al Chiostro del Bramante a Roma.
“Il costo dell’energia è uno degli elementi significativi rispetto ai costi di produzione, quindi questo è un vantaggio evidente anche nell’export delle merci finite, soprattutto in un’area di grande espansione per i nostri prodotti”, ha spiegato il ministro. Lollobrigida ha ricordato che “il Medio Oriente stava registrando una crescita a due cifre per l’agroalimentare prima che la crisi interrompesse questo trend”, auspicando un rapido recupero: “La frenata che c’è stata spero possa essere ripagata da una forte espansione nei prossimi mesi”, ha concluso.
Orsini cauto: “Speriamo che la firma ci sia. E che finisca anche in Ucraina”
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha invitato alla prudenza. “Vediamo un attimo, speriamo che questa firma ci sia. Spero e mi auguro che sia così, che questo conflitto finisca. E anche in Ucraina e Russia”, ha detto Orsini, rispondendo a una domanda sulle prospettive economiche legate all’accordo tra Usa e Iran.
Il leader degli industriali ha ricordato le proiezioni elaborate da Confindustria nei primi mesi dell’anno, articolate in tre scenari. Il primo prevedeva uno stop alla crisi in Medio Oriente entro poche settimane. “Con il secondo e il terzo abbiamo detto che se finiva prima dell’estate saremmo allo zero”, uno scenario di stagnazione, “e se fossimo andati fino alla fine dell’anno sarebbe stata recessione”, ha spiegato Orsini.



