Li attendevano tutti con grande trepidazione ma già dalla serata alcuni rumors li davano per saltati. E così purtroppo è stato. Lo stallo continua l’Iran prende tempo ancora per chiudere la partita. I negoziati previsti oggi in Svizzera tra Iran e Stati Uniti per un accordo che metta fine al conflitto in Medio Oriente sono stati rinviati a tempo indeterminato. Ad annunciarlo urbi et orbi per primo il governo elvetico poche ore dopo la cancellazione del viaggio del vicepresidente Usa JD Vance in Europa. Il Dipartimento federale degli Affari esteri ha confermato ai media il rinvio improvviso. C’è sgomento e preoccupazione indubbiamente anche se un filo di speranza permane e la Svizzera resta disponibile a facilitare i negoziati qualora ce ne sia la possibilità. Intanto il lavoro preparatorio prosegue. Nessuna nuova data all’orizzonte. Il portavoce Nicolas Bideau ha ribadito che Berna rimane pienamente impegnata nei suoi sforzi per promuovere il dialogo. L’incontro doveva tenersi al Bürgenstock, vicino Lucerna, con diverse delegazioni tra cui Iran, Usa, Qatar e Pakistan. La Casa Bianca in tarda serata ieri ha comunicato che Vance non partirà per la Svizzera. I piani per le prossime discussioni tecniche non sono stati ancora definiti e la delegazione statunitense si è preparata a partire alla prima occasione utile. Tuttavia, la logistica di questi negoziati non è mai stata né semplice né prevedibile. Il rinvio arriva un giorno dopo la firma di un protocollo d’intesa tra Washington e Teheran che ha fatto rumore e giro del mondo ma che a quanto pare non ha sortito gli effetti sperati. Nel frattempo Trump sposta il fuoco. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, dopo l’incontro con Trump al G7 di Evian, ha riferito che il presidente Usa vuole ora concentrarsi sulla Corea del Nord: “Ha detto che è giunto il momento di prestare attenzione alla questione nordcoreana”. Il rinvio dei colloqui svizzeri secondo analisti e geopolitici è un segnale più forte di qualsiasi memorandum. Dopo la firma cartacea a Versailles e la foto inviata a Teheran, la diplomazia inciampa sulla logistica. L’ accordo esiste sulla carta, ma mancano le condizioni politiche per metterlo al tavolo. La cancellazione del volo di Vance chiude la porta prima che si apra .La Svizzera resta disponibile ma senza data sulla carta i negoziati scivolano in un limbo che nessuno sperava. Nel frattempo Trump guarda al Pacifico e rivolge lo sguardi alla Corea. Cambio di rotta strategia politica? Se la Corea del Nord diventa la priorità, il dossier iraniano perde trazione e lo Stretto di Hormuz torna ostaggio dei calcoli strategici. Berna ha fatto la sua parte come mediatore neutrale. Ora la palla è a Washington e Teheran: vogliono davvero chiudere la partita o si accontentano degli annunci? Senza scadenze e senza Vance al tavolo, il rischio è che il tempo indeterminato che puzza di contratto statico e senza via d’uscita diventi un modo elegante per dire che il conflitto resta in gestione, ma non in risoluzione. Speriamo la partita si chiuda al più presto.


