Malagò eletto presidente della FIGC: “Con voi posso fare tutto”. Le prime parole | Video

lunedì, 22 Giugno 2026
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Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’ex numero uno del Coni ha vinto l’assemblea elettiva svoltasi al Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel di Roma, ottenendo 343.084 voti, pari al 68,58% delle preferenze. L’altro candidato, Giancarlo Abete, si è fermato a 145.936 voti, corrispondenti al 29,17% dei consensi.

“Con voi posso fare tutto”: sono state queste le prime parole di Malagò, visibilmente emozionato, dopo la proclamazione del risultato. L’ex presidente del Coni eredita una federazione in profonda crisi, reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, e si presenta davanti alla stampa con un’agenda fitta di priorità: dal nuovo commissario tecnico della Nazionale agli stadi per Euro 2032, dalla riforma del sistema calcio ai rapporti con la politica.

Malagò smentisce i brutti rapporti con la politica: “Almeno cinque personaggi mi hanno chiamato”

Malagò apre la conferenza stampa con un attacco diretto alle ingerenze istituzionali che avrebbero accompagnato la vigilia del voto. “Vi posso garantire che almeno cinque personaggi, sia di potere che di altre cariche elevate, mi hanno chiamato e mi hanno inviato messaggi che facevano il tifo sperando che questo succedesse”, ha dichiarato il neo-presidente, precisando che la parola ‘politica’ va sempre “individuata in modo mirato”.

Il rapporto con le istituzioni resta tuttavia una priorità. “C’è da ripristinare un rapporto con un pezzo della politica”, ha spiegato Malagò, indicando un dialogo a trecentosessanta gradi con Parlamento, viceministri e sottosegretari, ma con un confine netto: “L’autorità è della federazione, l’abbiamo detto chiaramente”. Sul piano dei tempi, il neo-presidente ha poi ricordato la differenza tra i mandati: “La legislatura scade a fine settembre del ’27, noi ci siamo fino a febbraio del ’29. Ci stanno due anni di differenza, non è proprio banalissimo”.

Sui rapporti con il ministro dello sport, Malagò ha riferito di una telefonata ricevuta subito dopo l’elezione. “La seconda telefonata, non appena ho acceso il cellulare, era del ministro Abodi. Mi ha dato appuntamento per venerdì e gli ho risposto ‘molto volentieri’. Era una cosa che auspicavo e lo ringrazio”, ha detto. Il neo-presidente ha poi aggiunto: “Penso di essere in assoluto il dirigente sportivo con i migliori rapporti con la politica”, pur riconoscendo che “il governo ha diverse anime al suo interno”.

Malagò attacca lo stallo strutturale della federazione, citando il caso del predecessore Gravina, eletto con il 98% dei consensi ma bloccato nelle riforme. “Non succede in nessun altro settore che tu c’hai un mandato praticamente all’unanimità e di fatto non riesci a fare nulla delle cose che hai proposto nel tuo programma. Oggettivamente la situazione è completamente ingessata”, ha detto. L’avvertimento è diretto: “Difenderò tutta la vita l’autonomia dello sport. Se non si cambia, qualcuno ci metterà in posizione di cambiare”.

Il nuovo ct: “Non ho parlato con nessuno, faremo ragionamenti”

Sul tema più atteso, Malagò frena sui rumors che indicano Roberto Mancini come favorito per la panchina azzurra. “Nuovo ct della Nazionale? Non ho parlato con nessuno, da adesso ci cominceremo a mettere la testa. Faremo dei ragionamenti e bisognerà parlarne, dovremo vedere anche gli aspetti finanziari e la questione del bilancio del 2026”, ha precisato.

Il neo-presidente fotografa con amarezza lo stato del calcio italiano: “Sembra un bollettino di guerra, tra commissari tecnici, presidenti e situazioni interne delle componenti, nello sport che è numericamente più importante di tutti gli altri”. Sul profilo del prossimo selezionatore, Malagò traccia una linea chiara: “L’allenatore, a prescindere dal suo curriculum, deve abbracciare questo discorso in tutto e per tutto, non si può fare armatevi e partite”. Quanto a un tecnico proveniente dalla filiera federale, il presidente ammette: “In un altro momento storico avrei sposato l’idea, sono un romantico. Ma come fai, con questa pressione anche di opinione pubblica, a ragionare in questo modo”. Poi chiude: “Mettiamo da parte i personalismi”.

 

Euro 2032: “Non possiamo fare brutte figure, blindare il dossier stadi”

Sul torneo continente che l’Italia co-ospiterà con la Turchia, Malagò parla di “sfida nella sfida”. “Ho parlato con Ceferin nei giorni scorsi, ho ricevuto già messaggi da Infantino. Michele Uva è il nostro responsabile organizzativo per la Uefa, dobbiamo individuare questi 5 stadi”, ha spiegato. Il neo-presidente chiede di tenere il dossier al riparo da pressioni politiche o locali: “Dobbiamo far lavorare le persone preposte. Non mi allargherei in altre iniziative che possono generare confusione, non possiamo permettercelo”.

Cittadinanza sportiva: “Nel calcio non si può traccheggiare”

Malagò lancia l’allarme sui giovani calciatori di seconda generazione o nati all’estero, citando il dato che “oltre il 40% dei calciatori non è nato nel Paese per cui gioca” ai Mondiali. “Non ho mai detto una parola sullo Ius Soli, ma sostengo il principio di sussidiarietà sportiva. Nel calcio, se non dai la cittadinanza, dopo un secondo arriva un altro Paese, dà il passaporto al ragazzo e tu l’hai perso. Questo è inaccettabile”, ha dichiarato, promettendo di usare la propria esperienza istituzionale per dare “elasticità” alle norme vigenti.

Multiproprietà: “Non è una priorità”

Sul tema delle multiproprietà, con riferimento al caso Bari-De Laurentiis, Malagò è netto: “Personalmente non mi sembra che oggi questo sia la priorità”. Il neo-presidente ha poi chiarito i propri contatti con il sindaco di Bari Vito Leccese: “La telefonata l’ho fatta, ma non ho risposto ufficialmente perché sono una persona seria. Non so come uno possa pensare di dare una risposta ufficiale quando sei un candidato alla presidenza di una federazione”.

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