C’è chi lascia gli spogliatoi che ha utilizzato più puliti e splendenti di prima, come i giocatori del Giappone, e chi invece lascia negli spogliatoi un accorato biglietto di ringraziamento portandosi via un pezzo di cuore, come i calciatori iraniani. Un vero messaggio di pace e fratellanza, nel quale però non manca un riferimento alle vittime civili della guerra con Stati Uniti e Israele.
Succede a Los Angeles dove domenica scorsa si è disputato l’incontro tra Belgio e Iran, terminato 0-0. Al triplice fischio finale dell’arbitro, i giocatori iraniani, costretti a fare su e giù dal Messico per questioni di sicurezza, hanno raccolto l’applauso scrosciante di 70mila spettatori. Una volta negli spogliatoi qualcuno ha scritto a mano un toccante messaggio di ringraziamento per l’ospitalità ricevuta.
«Che la pace, il rispetto e l’amicizia prevalgano tra tutte le nazioni. Dall’antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran civilizzato di oggi, lo spirito dell’Iran rimane vivo e saldo. Siamo arrivati a Los Angeles con orgoglio, abbiamo gareggiato con onore e ce ne andiamo con dignità. Grazie, Los Angeles, per la tua ospitalità. E grazie a ogni iraniano che ha dato il cuore, la voce e l’anima per l’Iran durante questi 180 minuti». Una vera lezione di stile e di civiltà.
La nazionale iraniana ha salutato il SoFi Stadium di Los Angeles, dove ha giocato le prime due partite dei mondiali, ora Taremi e compagni torneranno in campo a Seattle sabato prossimo contro l’Egitto. L’Iran è rientrato a Tijuana, in Messico, dopo che Washington ha negato i visti ad alcuni membri dello staff tecnico.



