Vannacci-Meloni: sfida a destra, la storia è agli inizi…

martedì, 30 Giugno 2026
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Meloni

In politica si chiama pretattica, che può essere più o meno lunga, il cui obiettivo è giungere alle prossime elezioni nella migliore posizione di forza possibile. Riguarda tutti, riguarda soprattutto il generale Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, autentico mattatore mediatico di questo primo scorcio d’estate. Dopo aver già chiuso la pratica con la Lega («è il passato»), invoca e respinge al tempo stesso, l’interlocuzione con Giorgia Meloni sulla base degli argomenti forti che in fondo uniscono o unirebbero ancora Fn e FdI: «Noi non vogliamo distruggere, ma diciamo basta a una destra che promette battaglia e poi si adegua. Ricordiamo bene. Ci ricordiamo il blocco navale, lo stop alle accise, le preferenze nella legge elettorale. E ci ricordiamo anche quel famoso “è finita la pacchia rivolto all’Unione Europea. Parole forti e promesse chiare – sottolinea Vannacci – a fronte di quali risultati? Per Vannacci Futuro Nazionale non nasce per demolire la destra, ma perché milioni di italiani non vogliono più una destra che promette battaglia e poi si adegua, che parla di sovranità e poi si prostra a Bruxelles».

Poi, eccolo finalmente evocare il nome di Giorgia Meloni: «La premier chiede fiducia, ma non accetta suggerimenti, proposte ed emendamenti da chi vuole solo riportare coerenza nel centrodestra. Le alleanze si fanno in due – osserva Vannacci – replicando alle accuse della Meloni che in tv aveva accusato Fn di non aver votato diverse volte la fiducia al governo. Non si può chiedere lealtà e poi ignorare chi pone questioni vere. Non si può pretendere il voto di fiducia a scatola chiusa, mentre ogni proposta seria viene respinta o trattata come un fastidio. Chi vuole costruire ascolta e chi vuole comandare da solo accusa gli altri di distruggere. Non siamo noi a dover dimostrare lealtà a voi, siete voi a dover dimostrare lealtà agli italiani», dice rivolto al governo. «Se la Meloni vuole parlare con me, conosce il mio numero di telefono».

Bordate al governo e offerte di dialogo. Ecco, dunque, la strategia semplice-semplice, o presunta tale, del generale anche perché sa bene che sarebbe imperdonabile non sedersi al tavolo almeno una volta con la premier per cercare un punto d’intesa, come la politica insegna.

Intanto Giorgia Meloni non sembra, per ora, a chiamare il generale, respinge la logica dell’inseguimento e ribalta il quadro: chi attacca il governo da destra, sostiene, finisce nei fatti per fare lo stesso lavoro delle opposizioni. Per la Meloni, Vannacci non rappresenta un alleato potenziale da recuperare, ma un soggetto che si è collocato fuori dal perimetro della maggioranza: «Votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno esattamente come la sinistra. Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia cantante. Oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber, compagnia cantante e Vannacci».

Ognuno perla su strada dunque? Giammai, la politica è pur sempre l’arte di rendere possibile ciò che è necessario. E quindi nelle stesse ore in cui la Meloni manifesta chiusura, il presidente della Commissione cultura della Camera e deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone in un’intervista a Repubblica spiega che con «Vannacci può esserci una comunanza di vedute su alcuni temi, visto che copia-incolla i nostri programmi. La vera destra nazionale siamo noi, loro scimmiottano le nostre posizioni, talvolta con accenti folkloristici. E smetta di attaccare il governo. In ogni caso penso che il presidente del Consiglio abbia cose più urgenti cui pensare».

Non è proprio un’apertura, ma…

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