Festa dell’Indipendenza. Trump vs Papa Leone: migranti sì, migranti no. Arrivano pure i comunisti

sabato, 4 Luglio 2026
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Leone

Ormai sono due “americani” contro. Due americani che si parlano e due americani che si confrontano. Espressione di idee, valori, sensibilità, messaggi, a questo punto, definitivamente opposti. Inutile tentare mediazioni, dialoghi improduttivi, anche alla luce della realpolitik, della diplomazia, o porsi al di sopra come ha fatto papa Leone, affermando di recente e legittimamente, che lui risponde solo su temi che riguardano il Vangelo.
E da adesso in poi, sarà molto difficile che Trump possa continuare a pretendere di rappresentare politicamente tutti i credenti americani. Li ha incattiviti, divisi e disorientati. Come se non fossero già da secoli frammentati in tanti rivoli: cattolici (60 milioni di fedeli, la più grande confessione religiosa), protestanti (Pentecostali, Evangelici-Luterani, Battisti, Presbiteriani, Metodisti), Mormoni etc.
Tema dirimente l’immigrazione. Pallino per il tycoon, e giustamente bussola retta per il Santo Padre.
L’ultimo botta e risposta, dopo il noto scontro sul nucleare e la guerra in Iran (che ha causato la paradossale delegittimazione, decisa urbi et orbi dal presidente Usa), oggi in occasione della Festa dell’Indipendenza.
ll Papa è stato chiaro: “Gli immigrati hanno plasmato l’America”. La stessa visita a Lampedusa (inaugurata da papa Francesco), è un simbolo evidente di accoglienza, umanità e fratellanza universale.
Esattamente il contrario delle politiche di Trump (primato dei confini, i muri e non i ponti, fuori migranti irregolari e non solo).
Una linea politica sconfessata pure una settimana fa dalla Corte Suprema, a proposito di ius soli, che ha dichiarato incostituzionale un suo ordine esecutivo con cui si tentava di abolire la cittadinanza per nascita, per i figli di immigrati irregolari o titolari di visto temporaneo.
Tradotto, gli Usa poggiano geneticamente e storicamente sugli immigrati e il diritto di suolo e non di sangue. Anche perché, in tal caso, avrebbero un bel peso sulla coscienza, avendo scacciato, distrutto e ghettizzato le culture e identità locali (i nativi americani, gli indigeni, gli indiani).
Guarda caso, lo ius soli, il medesimo concetto espresso da papa Leone: gli immigrati che hanno fatto l’America.

Se va avanti così il tycoon rischia di farsi veramente male. E non contento di aver sottoscritto un fragilissimo accordo capestro con l’Iran, nel suo discorso al Mount Rushmore, in South Dakota, sempre in occasione dei 250 anni della Dichiarazione, ha dichiarato che gli Usa “Sono il più forte e potente Paese sulla Terra e con la grazia di Dio, il Paese che ha avuto più successo di quanto sia mai accaduto nella storia umana”. Concludendo: “La nostra identità Usa sotto attacco. Non saremo mai un Paese comunista”.
Domande: quale Grazia di Dio? Sono i migranti che attaccano l’identità Usa, oppure i comunisti che arrivano? E chi sarebbero?

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