Iran, Trump vuole chiudere la partita: soldi a Teheran in cambio di Hormuz 

lunedì, 13 Luglio 2026
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Uno scenario importante si apre sul fronte iraniano mentre gli attacchi sono incessanti e ostinati da entrambe le parti. Una tregua lontana e una speranza di pace appesa ad un filo ma secondo l’analisi di Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera, basata su un’intervista a Ian Bremmer, Donald Trump starebbe spingendo per una chiusura rapida della crisi con l’Iran. L’obiettivo: evitare un’escalation nello Stretto di Hormuz offrendo a Teheran soldi in cambio del disimpegno dalla rotta marittima più strategica del pianeta. La strategia, spiega Bremmer, è quella del “deal” anche sotto pressione. Nonostante le nuove tensioni nell’area che hanno riportato il gas a quota 50 euro/MWh, la Casa Bianca punterebbe a un accordo che garantisca il libero transito di petrolio e GNL, congelando le provocazioni militari. In cambio Washington metterebbe sul tavolo sgravi economici, pur senza smantellare le sanzioni principali. Per Trump è una doppia posta: da un lato mostrare di saper gestire la crisi energetica e tenere basse le bollette e i rincari in vista delle elezioni del midterm, dall’altro evitare un nuovo fronte di guerra che rischierebbe di logorare il consenso interno. Hormuz diventa così merce di scambio, non solo corridoio energetico.Teheran intanto resta al centro del tavolo. Il regime ha già alzato il livello di allerta navale, ma ha bisogno di ossigeno economico. Un’intesa limitata sullo Stretto potrebbe darglielo senza costringerlo a una resa totale sul nucleare.Trump prova a comprare la stabilità: meno sanzioni per più sicurezza. È il manuale del “deal maker” applicato alla geopolitica, con il rischio di far passare l’idea che le minacce paghino. L’approccio descritto da Bremmer e raccontato da Sarcina conferma due linee del trumpismo 2.0. La prima è il primato dell’economia sulla dottrina: se il prezzo del gas sale, si tratta. La seconda è il disimpegno selettivo: gli Usa vogliono restare garanti dell’energia globale, ma senza restare impantanati in un conflitto diretto con l’Iran.Il problema è il prezzo politico. Offrire compensazioni a Teheran mentre i mercati tremano per Hormuz rischia di essere letto da alleati e avversari come un cedimento. Israele, difficilmente accetterà concessioni senza contropartite di sicurezza. E l’Europa, che subisce l’effetto dei rincari, resta spettatrice di una trattativa che si gioca tutta tra Washington e Teheran. In sintesi possiamo dire che Trump punta a spegnere l’incendio con un assegno. Se funziona, si prende il merito di aver salvato rincari energetici e rotte. Se fallisce, l’escalation riparte da un punto più alto.

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