Si apre oggi a Montecitorio la prova d’Aula sulla legge elettorale con la maggioranza già in ordine sparso. Sul nodo delle preferenze*FdI ha depositato un emendamento insieme ai moderati di Udc, ma senza le firme di FI e Lega. Un testo che il presidente del Senato Ignazio La Russa definisce “ di mediazione” rispetto alle preferenze tout court. Il pressing continua fino all’ultimo. “Io sono sempre stato eletto con le preferenze – dice dal canto suo Salvini – quindi per me non sarebbe un problema”. Posizione condivisa a parole, ma con resistenze interne al Carroccio. Anche il ministro degli esteri Tajani e gli azzurri valuteranno nelle prossime ore la linea, dopo la riunione dei gruppi prevista alle 12. Fonti leghiste escludono l’uscita dall’Aula. Incertezza anche all’opposizione. I pentastellati presentato una proposta sulle preferenze autentiche, mossa non gradita da parte del campo largo che puntava su una legge “inemendabile”. I democratici si riuniscono stamattina poi in allargata con le altre forze. Avs promette “battaglia punto su punto”. FdI rilancia: “Qualcuno ha notizie dell’emendamento del Pd? Se non si trova, votino il nostro”. Tensioni anche su un altro emendamento della maggioranza che riduce le aree della circoscrizione Estero ed esenta dalla raccolta firme chi ha già un seggio. Con 200 emendamenti da votare e la possibilità di voto segreto, l’esito della riforma resta una roulette. La legge elettorale diventa subito stress test per il centrodestra. FdI prova a fare da traino da sola, ma senza Lega e FI rischia di restare isolata. E il voto segreto può far saltare gli equilibri interni a tutti i gruppi. Il tema preferenze divide trasversalmente. Nel centrodestra mette in luce due anime: FdI e Udc più favorevoli ad un’apertura moderata, Lega e FI più caute per paura di logiche personalistiche e di candidati forti locali. A sinistra il problema è opposto: dichiarazioni a favore delle preferenze, ma timore che aprano varchi a candidature sgradite ai vertici. Il voto segreto è la vera variabile. In sintesi possiamo dire che la maggioranza arriva in Aula divisa e punta tutto su una mediazione che non convince tutti. L’opposizione è frammentata ma compatta nel voler logorare il testo. Il risultato finale dipenderà più dalle tattiche d’Aula che dal merito della riforma.



