«La misura è colma…». Chiude così la sua intervista a Fanpage Giuseppe Barboni, l’uomo che sabato sera “ha messo a posto” un immigrato di origini irachene, probabilmente alterato dall’alcol, che si era piazzato in mezzo alle strisce pedonali e bloccava il traffico sul lungomare di San Benedetto del Tronto. «L’ha picchiato», hanno dichiarato alcuni testimoni oculari. «L’ho solo preso di forza e immobilizzato, dopo averlo più volte invitato a spostarsi da lì perché stava creando disagio», ha precisato lui.
Barboni, ammiratore del generale Roberto Vannacci e militante di Futuro nazionale, continua ripetere che sia stato giusto comportarsi così, perché la gente non ne può più. «Le forze dell’ordine fanno quello che possono, erano già intervenuti tre volte, ma poi l’hanno rilasciato. C’è una falla del sistema».
Trentotto anni, “imprenditore del lusso”, sedicente amico di molti potenti, personaggio da rivista patinata, continua a far discutere e a dividere per il suo intervento di “pubblica sicurezza” nel bel mezzo della serata estiva di San Benedetto del Tronto. Barboni è figlio di un noto avvocato con la passione per la politica e nipote di un ex senatore di Forza Italia. Ha una passione smisurata, e lo ha dimostrato, per la lotta libera, la lotta greco-romana e la Mma, ma in realtà nessuno lo descrive come un attaccabrighe o un violento.
«Questo signore – ha detto a Fanpage – era lì dalle 19. Il fatto è accaduto alle 21, quindi era da due ore e mezza che disturbava il centro. Lui era già stato arrestato, due volte lo stesso giorno. In tutti questi mesi ha sempre creato problemi e dovrebbe essere stato coinvolto pure in una violenza sessuale che accadde l’anno scorso. Io tutto questo l’ho appreso dopo. Non lo sapevo, ero tranquillo. Gentilmente dicevo: “guarda, spostati un attimo”. L’ho osservato per diversi minuti. Non era ubriaco, non puzzava di alcol. Casomai matto, ma non ubriaco. Dopo che aveva visto che io ero tranquillo, ha iniziato a dare di matto. A un certo punto lui si è girato di spalle. Siccome temevo avesse un coltello l’ho immobilizzato e l’ho messo nelle condizioni di non nuocere. Ho fatto quello che bisognava fare. Io squadrista vannacciano? Sciocchezze».
Sempre a Fanpage ha voluto spiegare la sua filosofia: «Se tu vieni a casa mia, io ti ospito, ti nutro, ti do le migliori lenzuola e poi tu cominci sfasciare i mobili è normale che io ti dico che devi andar via. Io so com’è la loro natura. Loro sono bravissimi operai, se però sentono il peso del padrone. Appena tu gli lasci spazio, loro non hanno quel senso normale educazione e di rispetto. Mi sarei aspettato una medaglia invece delle critiche».
Ora, considerando che le nostre città non sono fortunatamente regredite alle condizioni del Far West, la giustizia fai-da-te è una soluzione non contemplata in ambiti di civile convivenza, tuttavia, il gesto di Barboni incarna un comune sentire della gente sempre più intollerante nei confronti di coloro che attentano alla tranquillità delle città italiane e alla sicurezza dei cittadini. Montano, insomma, paura, insicurezza, sfiducia. Sull’episodio si è pronunciato anche il sindacato di polizia: «La legalità non può essere affidata all’iniziativa dei singoli e ogni forma di giustizia privata rappresenta una sconfitta dello Stato di diritto». La sensazione è, però, che sia pericolosamente sempre più vicino il punto di non ritorno.



