Botte e maltrattamenti per un 22enne, guai in vista per Solo e Jenny Matai

venerdì, 17 Luglio 2026
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Avrebbero attirato con un pretesto un ragazzo di 22 anni in un bed and breakfast nel centro di Roma, a Trastevere, e lo avrebbero tenuto chiuso per due ore picchiandolo, umiliandolo e rapinandolo. Da quanto riportano le maggiori testate, con queste motivazioni le forze dell’ordine hanno eseguito gli arresti domiciliari per Luigi Augusto Bellini, in arte Solø, finalista di Area Sanremo 2025, e per la sua compagna, l’attrice albanese Jenny Matai. Obbligo di presentazione in caserma per un terzo ragazzo di 23 anni. Secondo l’ordinanza del gip l’aggressione risale all’ottobre 2025 e sarebbe nata da una vicenda sentimentale legata ad una donna contesa. La vittima sarebbe stata convinta a raggiungere il B&B. Una volta dentro, costretta a registrare un vocale da inviare al fidanzato della donna. Poi l’irruzione degli altri tre e la porta chiusa a chiave a cui sono seguite due ore di botte e umiliazioni. Gli investigatori contestano anche offese, la birra versata addosso e l’obbligo di pulire il pavimento. Gli è stato sottratto il telefono e, prima di lasciarlo andare, anche 15 euro: da qui la rapina aggravata. Il ragazzo è riuscito a fuggire e a raggiungere il Policlinico Gemelli, dove gli è stata diagnosticata la frattura dell’orbita sinistra con 30 giorni di prognosi. Le indagini si basano su messaggi, tabulati telefonici, celle telefoniche e riconoscimento fotografico. Le modalità configurano anche il reato di tortura per la crudeltà e il trattamento degradante. Due volti noti della musica e dello spettacolo finiscono agli arresti per un pestaggio. Dietro una lite sentimentale, una violenza lunga due ore nel cuore di Roma. Il caso riaccende i riflettori su due temi. Il primo è la deriva delle “regolazioni di conti” private, finite in un luogo pubblico con dinamiche da sequestro. Il secondo è il contrasto tra immagine e realtà: Solø e Matai, nomi emersi nei talent e nel cinema, ora indagati per sequestro, tortura e rapina.La giudice ha scelto misure cautelari non custodiali pur ritenendo concreto il rischio di reiterazione, proprio per la gravità del fatto e l’assenza di precedenti. Le prove raccolte dai carabinieri sembrano però solide e l’ipotesi di tortura, reato introdotto per punire violenze con crudeltà e umiliazioni, alza l’asticella penale. Ora la parola passa al processo. Resta un dato: in due ore, una lite è diventata un’aggressione che rischia di segnare per sempre sia la vittima che le carriere di chi è accusato.

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