Donald Trump torna all’attacco con il suo asso nella manica, ultimi colpi di un’amministrazione già traballante ma che non perde occasione per ruggire ancora o, perlomeno dare quell’impressione, malgrado i sondaggi la vedono ormai sulla via del tramonto. Negli Usa ci si prepara ad una nuova offensiva commerciale. A pochi giorni dalla scadenza delle tariffe globali al 10%, fissata per venerdì dopo la bocciatura della Corte Suprema, la Casa Bianca sta mettendo a punto un pacchetto di dazi che potrebbe colpire fino a 60 Paesi. Nel mirino c’è già il Canada. Washington ha annunciato un aumento fino al 50% su alcuni prodotti “made in Canada” come vino, mazze da hockey e cemento, applicando per la prima volta la Section 338 del Tariff Act del 1930. Una mossa che ha colto di sorpresa Ottawa: il premier Mark Carney parla di “nuovo affondo” e promette ritorsioni se le tariffe entreranno in vigore tra un mese. Trump ha giustificato la stretta accusando il Canada di: “trattarci male da anni” e ha persino evocato ulteriori misure per la foschia causata dagli incendi arrivata fino a Washington e New York. La strategia della nuova offensiva si basa su un’indagine avviata a marzo sul lavoro forzato nei Paesi da cui gli Usa importano. Secondo il rappresentante al commercio Jamieson Greer, l’inchiesta riguarda 60 Paesi e il 99% del commercio americano. Sfruttando quella base legale, l’amministrazione eviterebbe i poteri di emergenza già bocciati dai giudici a febbraio. I nuovi dazi dovrebbero partire dal 10% già in vigore e arrivare fino al 12,5%, ma sono allo studio anche altre indagini per giustificare aliquote più alte. La decisione arriva a poco più di 100 giorni dalle midterm e spacca lo stesso partito repubblicano. Mentre Trump ribadisce che i dazi sono uno strumento privilegiato per difendere l’interesse nazionale, alti funzionari e il leader del Senato John Thune mettono in guardia: rischiano di destabilizzare partner commerciali e un’economia già provata dalla guerra in Iran. L’Ue per ora resta alla finestra, in attesa di capire se Bruxelles finirà nel pacchetto. Con Ottawa pronta a rispondere e 60 Paesi potenzialmente coinvolti, il rischio è una nuova escalation globale. E Trump sembra più deciso che mai a giocare al rialzo.

