Disperazione e voglia di approdare in un lido felice. Sono queste le scene che da quarantotto ore hanno interessato le piove di Ceuta l’enclave spagnola in Africa dove migliaia di migranti hanno raggiunto la costa a nuoto e a piedi approfittando della bassa marea. Immagini di corsa sulla spiaggia, pollice alzato, minori soli. Madrid corre ai ripari: rimpatri immediati e barriere più alte. L’episodio più eclatante risale al 17 maggio, quando circa 6.000 persone, in gran parte marocchini, sono entrati illegalmente a Ceuta. Almeno 1.500 i minori, arrivati da soli o con familiari. Altri media parlano di picchi fino a 8.000 ingressi in un solo giorno, un record mai visto. Hanno aggirato le recinzioni alte 6 metri con filo spinato camminando nell’acqua bassa e a nuoto. La risposta spagnola è stata immediata: circa 2.700 rimpatriati nelle ore successive, mentre per i minori è scattata la protezione. Il governo dio Sanchez annuncia il rafforzamento del sistema di sicurezza e la costruzione di nuove barriere alte 10 metri, in acciaio e legno, senza appigli. La crisi riapre il nodo giuridico. Ong e Consiglio d’Europa chiedono alla Spagna di garantire l’accesso effettivo all’asilo anche a Ceuta e Melilla, uniche frontiere terrestri dell’UE in Africa, e denunciano sovraffollamento e minori per strada. Sullo sfondo c’è la tensione con il Marocco. L’afflusso di massa è avvenuto in un momento di gelo diplomatico. Rabat viene accusata di usare i flussi migratori come leva politica. Ceuta è il termometro dell’Europa. Quando la rotta del Mediterraneo centrale si stringe, i migranti spostano l’asse verso ovest: Canarie, Ceuta, Melilla. E quando la politica si incrina, il confine salta. La Spagna risponde con due strumenti: cemento e rimpatri. Barriere più alte e accordi con Rabat. Ma il diritto resta in bilico. E faccia a faccia con l’Europa. La Corte Ue dice che si può respingere chi entra in massa con la forza. Il Consiglio d’Europa dice che ogni persona deve avere una procedura d’asilo. In mezzo ci sono migliaia di persone in acqua. Il problema non è solo Ceuta. Sono 32mila i morti nel Mediterraneo dal 2014 e le rotte si allungano sempre più a sud, fino a Gambia e Guinea, perché i controlli spingono i barconi lontano. Oggi intanto il presidente spagnolo Sanchez si recherà in loco pronto a dare sostegno alle migliaia di civili che la Spagna non respinge ma a cui compatibilmente alle possibilità e alle divergenze in seno all’Ue e alla regolamentazione dei flussi vuole dare asilo.



