L’Italia sospende Schengen: la decisione del Viminale
La crisi migratoria di Ceuta ha avuto il suo più clamoroso sviluppo sul piano diplomatico: l’Italia ha sospeso l’accordo di Schengen con la Spagna. Il Ministero dell’Interno ha disposto la chiusura delle frontiere marittime e aeree tra i due Paesi. La decisione è stata assunta a seguito delle più recenti acquisizioni informative, analizzate nel Comitato di Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, presieduto questa mattina al Viminale dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Dopo un confronto telefonico tra Piantedosi e l’omologo francese Laurent Nuñez, è stata condivisa l’opportunità di un rafforzamento dei controlli lungo il confine terrestre tra Francia e Italia, nell’ambito di accordi di collaborazione tra forze di polizia già sottoscritti in precedenza tra i due Paesi.
Tajani: «Scelta necessaria per proteggere confini e cittadini»
Ad annunciare la linea del governo era stato in mattinata il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, che su X aveva scritto: «La sospensione temporanea di Schengen con la Spagna è una scelta necessaria per tutelare la sicurezza dei nostri cittadini e difendere le frontiere europee». Tajani ha sottolineato come la crisi di Ceuta «ci ricorda che la gestione dei confini dell’Unione è responsabilità comune» di tutti i Paesi membri, aggiungendo: «Occorre lavorare insieme per evitare che flussi incontrollati di migranti entrino nel territorio dell’UE, con tutti i rischi conseguenti e con la minaccia del terrorismo, che va contrastato senza incertezze».
La sospensione temporanea di #Schengen con la Spagna è una scelta necessaria per tutelare la sicurezza dei nostri cittadini e difendere le frontiere europee. Una misura prevista dai trattati e resa oggi ineludibile. La crisi dei migranti a #Ceuta ci ricorda che la gestione dei…
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) July 31, 2026
Danimarca e Finlandia con Meloni
La linea italiana ha raccolto immediato sostegno in Europa. La premier danese Mette Frederiksen ha chiesto all’Unione europea di prendere in considerazione «tutte le possibilità», compresa la sospensione della cooperazione Schengen con Madrid: «È ovvio che l’Ue debba adottare immediatamente tutte le misure necessarie e valutare tutte le opzioni. Un’immigrazione incontrollata rappresenta una minaccia per l’Europa e per la Danimarca». Frederiksen ha reso noto di aver parlato direttamente con Meloni, definendo «scioccanti» le immagini arrivate da Ceuta.
Sulla stessa linea si sono schierate due esponenti del governo finlandese: la ministra dell’Interno Mari Rantanen, secondo cui la Spagna ha «fallito completamente nella protezione delle frontiere esterne dell’area Schengen», e la vicepremier Riikka Purra, che ha invitato l’Europa a «chiudere» i confini, parlando di «invasioni dai Paesi in via di sviluppo istigate dai socialisti». Rantanen e Purra appartengono ai Veri Finlandesi, formazione che siede nel gruppo dei Conservatori e Riformisti europei insieme a Fratelli d’Italia; il Partito di Coalizione Nazionale del premier Orpo non ha invece appoggiato pubblicamente la richiesta.
Palazzo Chigi: “Ancora una volta al centro del dibattito”
Palazzo Chigi rivendica il risultato politico. Secondo fonti di governo, «ancora una volta Roma si conferma al centro del dibattito europeo sulle politiche migratorie», e le reazioni delle ultime ore dimostrerebbero che «la linea promossa dall’Italia sta trovando un consenso crescente anche tra altri governi europei». La premier resta in contatto con Piantedosi e con gli altri leader europei, mentre Roma lavora per ampliare il fronte dei Paesi disponibili a introdurre controlli sui collegamenti provenienti dalla Spagna.
Nel frattempo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito che le immagini provenienti da Ceuta sono «inaccettabili» e che «non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole». Bruxelles ha offerto a Madrid ulteriore assistenza operativa attraverso Frontex.
Giuseppe Conte: «Mossa propagandistica della destra, serve una vera gestione europea»
Dalla sponda dell’opposizione si leva la voce del presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che interviene duramente sulla decisione del governo Meloni. In un video pubblicato sui suoi canali social, l’ex premier definisce la sospensione di Schengen «l’ennesima mossa di pura propaganda di un esecutivo incapace di gestire i fenomeni complessi».
Secondo Conte, chiudere unilateralmente le frontiere non risolve l’emergenza migratoria: «Anziché costruire soluzioni strutturali insieme ai partner europei e riformare il regolamento di Dublino, si preferisce agire a colpi di annunci per alimentare la paura e raccogliere facili consensi politici. I confini dell’Unione — conclude il leader pentastellato — si difendono con una vera redistribuzione e politiche migratorie comuni, non con i blocchi improvvisati che isolano il nostro Paese».
Madrid: “Colpa di una sentenza strumentalizzata dalle mafie”
Il governo spagnolo respinge l’accusa secondo cui la crisi sarebbe stata provocata dalla regolarizzazione dei migranti già presenti nel Paese, sostenendo invece che l’afflusso sia stato favorito da una lettura distorta della sentenza del Tribunale Supremo, diffusa e «strumentalizzata dalle mafie e dalle organizzazioni criminali». Madrid ha inoltre precisato che la misura di regolarizzazione approvata dal governo Sánchez non concede automaticamente la cittadinanza spagnola o europea, come inizialmente sostenuto da Tajani, ma permette — a determinate condizioni — di ottenere un permesso di soggiorno e di lavoro rinnovabile. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid, giudicando le dichiarazioni provenienti da Roma «incompatibili» con i rapporti tra due Paesi partner.
Un’emergenza che ricorda (e forse supera) il 2021
Nell’exclave spagnola di Ceuta, città di circa 85.000 abitanti circondata dal Marocco su ogni lato tranne quello affacciato sul mare, si sta consumando una delle crisi migratorie più gravi degli ultimi anni, che riporta alla memoria — e secondo i media locali potrebbe addirittura superare — quanto avvenuto nel maggio 2021, quando in 48 ore circa 10.000 migranti varcarono illegalmente il confine.
La situazione è precipitata la mattina del 30 luglio, quando migliaia di persone — molti giovanissimi, alcuni minorenni, ma anche famiglie intere con bambini — si sono ammassate sul lato marocchino del confine, formando secondo la tv pubblica spagnola Tve una fila lunga fino a 5 chilometri. Gruppi di migranti hanno iniziato a gettarsi in mare in massa per circumnavigare a nuoto il molo di confine, mentre altri hanno tentato il passaggio via terra.
I numeri della crisi
Il ministro dell’Interno spagnolo ha parlato di 49.000 migranti entrati irregolarmente, di cui 25.000 già rientrati in Marocco. Il presidente della Città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha fornito una stima ancora più alta: circa 60.000 persone, pari al 70% dell’intera popolazione dell’exclave. Il bilancio delle vittime è salito a 34 morti, confermato dallo stesso Vivas ai media spagnoli.
La sentenza al centro della polemica
Lo scorso 8 luglio il Tribunale Supremo spagnolo ha sentenziato che non è possibile applicare il respingimento immediato a chi arriva a nuoto a Ceuta e Melilla senza varcare barriere fisiche. La sentenza, datata 29 giugno 2026, ha ratificato una precedente decisione dell’Alta Corte di Giustizia dell’Andalusia, chiarendo che il mare non può essere considerato una barriera materiale ai fini del respingimento immediato.
Proteste contro Sánchez e tensioni oltre confine
L’arrivo del premier spagnolo a Ceuta è stato accolto da un folto gruppo di residenti in protesta, con striscioni come «Questi pagliacci ci hanno traditi». Sul lato marocchino, la polizia ha arrestato circa 30 persone a Fnideq in seguito a scontri vicino al confine, dove migliaia di migranti hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.
Il contesto: la storia di Ceuta
Ceuta è una delle due città autonome spagnole sulla costa nordafricana del Marocco, insieme a Melilla, entrambe con circa 85.000 abitanti. La pressione migratoria sui loro confini non è una novità: episodi simili si sono già verificati nel 2005, 2014 e 2018. Il precedente più significativo resta quello del maggio 2021, quando circa 10.000 migranti entrarono illegalmente a Ceuta in soli due giorni, culmine di uno screzio diplomatico legato all’ospitalità spagnola concessa al leader del Fronte Polisario.
Vittorio Zenardi



