Usa contro l’Iran: “Recideremo ogni ancora economica del regime”. Cina risponde duro

martedì, 25 Agosto 2026
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Gli Stati Uniti hanno lanciato una campagna di pressione economica senza precedenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran. L’operazione, denominata “Economic Outcast” e annunciata dal Segretario al Tesoro Scott Bessent su ordine del presidente Donald Trump, prevede nuove sanzioni settoriali su cinque comparti strategici, sanzioni secondarie per i Paesi che continuano a fare affari con Teheran e taglie fino a 10 milioni di dollari su leader delle Guardie Rivoluzionarie. In parallelo, nello Stretto di Hormuz, l’autorità marittima istituita da Teheran ha pubblicato una lista di 45 navi a rischio di sequestro o multa: un terzo di esse risulta già coinvolto in attacchi dall’inizio del conflitto.

Trump e la nuova offensiva finanziaria: la risposta di Pechino

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato l’operazione con un comunicato ufficiale. “Oggi, su ordine del Presidente Trump, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha avviato l’Operazione Economic Outcast, una campagna senza precedenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran e i suoi sostenitori”, ha dichiarato Bessent. “Stiamo lanciando un’offensiva economica contro i collegamenti finanziari dell’Iran in tutto il mondo. Il nostro obiettivo è recidere ogni ancora di salvezza economica che sostiene questo regime finché Teheran non rimarrà sola.”

Le nuove misure prendono di mira cinque settori considerati fonti primarie di finanziamento per il regime: risorse digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. Il Tesoro ha contestualmente annunciato sanzioni a carico di 60 individui, navi ed entità legate a Teheran. Bessent ha precisato che “qualsiasi entità che agevoli il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran verrà esclusa dal sistema del dollaro statunitense”, aggiungendo che alle nazioni che continuano a intrattenere rapporti economici con il regime verrà applicata una politica di “tolleranza zero”.

Il Dipartimento di Stato ha inoltre attivato il programma Rewards for Justice, offrendo fino a 10 milioni di dollari per informazioni su cinque alti ufficiali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). Secondo l’annuncio diffuso su X, “queste persone sono a capo di unità dell’IRGC che hanno preso di mira il personale statunitense con attacchi armati e le infrastrutture critiche degli Stati Uniti con operazioni informatiche dannose”.

La risposta di Pechino è arrivata dal portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. “La cooperazione tra Cina e Iran è conforme al diritto internazionale e non dovrebbe subire ingerenze o interruzioni”, ha affermato Lin, aggiungendo che la Cina “sta monitorando da vicino gli sviluppi e adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente i propri diritti e interessi”.

Hormuz, tensione sulle navi: un terzo già colpite da attacchi

Sul fronte marittimo, l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico (Pgsa), organismo creato da Teheran lo scorso maggio, ha reso pubblica domenica una lista di 45 imbarcazioni che rischiano “restrizioni” ai prossimi passaggi nello Stretto di Hormuz, tra cui multe, fermi e confische.

Un’analisi dell’AFP su dati incrociati rivela che almeno 14 delle 45 navi elencate sono state già coinvolte in incidenti nello Stretto o nelle sue vicinanze, classificati dall’agenzia britannica Ukmto come attacchi e confermati dall’Organizzazione marittima internazionale, sebbene senza attribuzione di responsabilità. La quasi totalità degli episodi si è verificata lungo le coste dell’Oman, su una rotta sostenuta dagli Stati Uniti e vietata dall’Iran.

Secondo i dati della società di analisi Kpler, 39 delle navi segnalate trasportano materie prime e hanno attraversato Hormuz almeno una volta da inizio marzo; almeno un terzo risulta controllato da società degli Emirati Arabi Uniti. La Pgsa ha avvertito che la lista potrebbe allargarsi alle imbarcazioni che effettuassero trasferimenti con quelle già segnalate.

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