Alessandro Di Battista è ancora ricoverato a Cuba, ma nelle ultime ore dall’Italia sono arrivati gli specialisti chiamati a valutare le sue condizioni e a stabilire se possa affrontare il viaggio di rientro. Due medici delle équipe del professor Francesco Doglietto, per la Neurochirurgia, e del professor Massimo Antonelli, per la Terapia Intensiva del Policlinico Gemelli, sono arrivati sull’isola per affiancare i colleghi cubani nella valutazione clinica dell’ex parlamentare.
Quarantotto anni, sposato e padre di due figli, Di Battista si trovava venerdì scorso a Santa Clara, la città simbolo della Rivoluzione cubana dove è sepolto Che Guevara. È proprio lì che è stato colto da fortissimi mal di testa, seguiti da uno svenimento. Le sue condizioni hanno portato alla decisione di trasferirlo all’Avana, a circa 300 chilometri di distanza, nell’ospedale più attrezzato del Paese, l’Hermanos Ameijeiras.
A contribuire alla confusione sulle sue condizioni di salute è stata anche la scelta dei medici di sottoporlo temporaneamente a sedazione. Una decisione che ha alimentato le voci su un presunto coma, circostanza che non corrisponderebbe invece alla situazione clinica descritta.
I medici italiani a Cuba e la polemica sui social
La notizia dell’arrivo a Cuba degli specialisti italiani e il sostegno delle istituzioni hanno però aperto un altro fronte, questa volta tutto politico e social. Se da una parte sono numerosi i messaggi di affetto e incoraggiamento rivolti a Di Battista, dall’altra il web si è rapidamente diviso, con una parte degli utenti che contesta quello che considera un trattamento di favore nei confronti di un personaggio pubblico.
Tra i commenti più rilanciati sui social c’è chi scrive: «Se ci sentiamo male noi all’estero, altro che medici inviati dall’Italia! Ci dobbiamo sbrigare da soli». E ancora: «A un cittadino comune non mandano nessuno e si deve pagare l’assicurazione privata, per i VIP invece si muovono le eccellenze mediche a spese nostre».
Una polemica che, al di là del caso specifico, riporta al centro una questione ricorrente: quanto dovrebbe essere diverso l’intervento delle istituzioni quando ad avere bisogno di assistenza all’estero è una persona conosciuta rispetto a un normale cittadino italiano?
Accanto alle critiche, tuttavia, non sono mancati i messaggi di solidarietà. A Di Battista è arrivata anche la telefonata del ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre sui social sono stati numerosi gli attestati di vicinanza rivolti all’ex parlamentare.
Di Battista: «Ce la metterò tutta»
Nel frattempo è stato lo stesso Di Battista a rassicurare i suoi sostenitori attraverso i social. «Ce la metterò tutta per tornare presto», ha fatto sapere, confermando la volontà di rientrare in Italia non appena le sue condizioni lo consentiranno.
Nel frattempo, l’attenzione resta concentrata sulle condizioni di salute di Di Battista e sulle valutazioni che i medici saranno chiamati a fare nelle prossime ore. Saranno infatti gli specialisti a stabilire quando e se sarà possibile organizzare il suo rientro in Italia, sulla base del quadro clinico e delle condizioni necessarie per affrontare il viaggio. Per ora, dunque, resta l’attesa per il responso sanitario e per l’evoluzione della situazione.



