Il Festival delle Regioni si è concluso oggi a Firenze con la cerimonia di chiusura che ha visto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, passare il testimone al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, cui spetterà l’organizzazione della prossima edizione. Tre giorni di lavori hanno prodotto l'”Agenda di Firenze”, documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e trasmesso al Governo, che raccoglie le priorità condivise dai presidenti su sanità, coesione, transizioni energetica e digitale, lavoro e infrastrutture.
Giani: dall’Agenda di Firenze ai fondi di coesione, le priorità delle Regioni
“L’Agenda di Firenze rimarrà come una bussola di orientamento nei prossimi mesi e come punto di riferimento dei lavori che questi tre giorni hanno generato”, ha dichiarato Giani nel tracciare il bilancio della manifestazione. Il presidente toscano ha richiamato il contributo delle Regioni sui grandi temi del Paese: dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla difesa del suolo alla protezione civile, dal sostegno alle imprese alla cultura e allo sport. Particolare attenzione, ha sottolineato, è stata dedicata alla sanità, anche alla luce dell’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sul valore dell’articolo 32 della Costituzione.
Sul fronte delle risorse, Giani è stato netto. “Le Regioni, nella legge di Bilancio, chiedono risorse soprattutto per la sanità. I 6 miliardi per 3 anni, quindi 18 miliardi fra il 2027 e il 2029, sono essenziali”, ha detto. Ha aggiunto che nella legge finanziaria occorre “avere le risorse per completare e realizzare quelle infrastrutture che modernizzano il Paese” e garantire “supporto a quel rapporto di prossimità con i cittadini che possa, ad esempio, limitare le accise e conseguentemente l’aumento dei costi a carburante”.
Sul dossier fondi europei, Giani ha riferito i contenuti dell’incontro con il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto. “C’è stata una assoluta compattezza per chiedere che non venga abbassato il livello dei finanziamenti da parte dei fondi di coesione nei prossimi sette anni, ma contemporaneamente anche di avere come Regioni le autorità di gestione per gestirli, senza dover centralizzare la funzione dell’autorità di gestione”, ha spiegato. Giani ha poi concluso con un richiamo al ruolo delle istituzioni regionali in Europa: “L’Europa non può essere l’Europa solo delle nazioni, deve essere l’Europa dei popoli e in questo momento sono le Regioni che rappresentano i territori e quindi i popoli”.
I presidenti di Regione: sanità, coesione e potere d’acquisto al centro del confronto
Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, ha lanciato un appello alla distensione sul tema sanitario: “Dobbiamo ritornare a una pax sul diritto alla salute, non può diventare terreno di scontro quotidiano che alla fine impoverisce i cittadini”. Sul quadro generale ha poi indicato le priorità dell’agenda regionale: “Le transizioni climatica, energetica e digitale devono essere governate con pragmatismo, tenendo insieme sostenibilità ambientale, economica e sociale ma anche la sovranità tecnologica. Nessun territorio deve restare indietro”. Fedriga ha posto al centro del suo intervento anche il tema della classe media: “Dobbiamo intervenire per tutelare il potere d’acquisto della classe media e impedire che una fascia di popolazione che negli anni passati ha potuto contare su un tenore di vita tranquillo venga progressivamente trascinata verso condizioni di maggiore difficoltà. È una sfida che deve coinvolgere le Regioni, il Governo e anche il livello europeo”.
Francesco Rocca, presidente del Lazio e prossimo organizzatore del Festival, ha incassato il testimone da Giani sottolineando il metodo di lavoro della Conferenza delle Regioni: “I temi che stiamo toccando sono delicati e importanti. La Conferenza delle Regioni ci fa trovare molto spesso uniti, anche dove esprimiamo diverse sensibilità politiche, con posizioni condivise che presentiamo al Governo”. Sulla sanità, Rocca ha quantificato la richiesta: “La nostra richiesta per la sanità ammonta a 6 miliardi e 800 milioni di euro”. Ha poi difeso il bilancio del Governo pur riconoscendo le difficoltà: “Tutto si può dire, tranne che il governo Meloni non abbia invertito la tendenza: uno stanziamento di 17 miliardi di euro non si vedeva da anni”. Ha però avvertito: “L’aumento dei costi energetici e dell’inflazione pesa anche sulle nostre strutture sanitarie. Non si tratta soltanto di mantenere i servizi esistenti, ma di ampliarli, perché la sanità territoriale deve essere riempita di contenuti per essere più vicina ai cittadini più fragili”.
Marco Marsilio, presidente dell’Abruzzo, ha sollevato il problema delle aree interne e delle regioni a bassa densità demografica: “Siamo arrivati a un punto di rottura oltre il quale non possiamo più reggere il sistema. Serve un riequilibrio e una diversa organizzazione delle regole, è un’esigenza che non possiamo più rimandare”. Marsilio ha portato i dati del proprio territorio: “L’Abruzzo ha più del 90% del territorio montano, 1 milione e 300mila abitanti distribuiti in 305 paesi. Questo genera costi fissi, strutturali e diseconomie inevitabili, ben diverse da chi cura la stessa popolazione dentro un’unica grande città”. Ha poi denunciato l’effetto dei parametri attuali: “I rigidi parametri dei decreti impediscono a una serie di Regioni di fare reti ospedaliere adeguate alla conformazione del territorio. Dopo anni di tagli e ospedali chiusi, i cittadini di larghe zone del territorio percepiscono una sorta di abbandono”.
Roberto Occhiuto, presidente della Calabria, ha invece difeso la posizione del ministro dell’Economia sul limite delle risorse disponibili: “Giorgetti ha detto quello che un ministro dell’Economia equilibrato e di esperienza come lui può dire: 23 miliardi per una manovra che deve affrontare tutte queste criticità, in un momento così complesso per il Paese, sono evidentemente pochi”, ha osservato, chiedendo in parallelo all’Europa maggiore flessibilità di bilancio. “Mi auguro ancora che ci sia da parte dell’Europa una presa di coscienza per assicurare flessibilità ai Paesi membri, almeno nella parte che riguarda la spesa per l’energia”, ha concluso con una riflessione che è un auspicio a quella flessibilità che Meloni sta richiedendo con forza.
Michele de Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, ha concentrato la propria critica sulla proposta di riforma della politica di coesione europea: “Tutte le Regioni italiane hanno comunicato al vicepresidente Fitto che la politica di coesione che la Commissione europea sta presentando è un errore. Centralizzare i piani di coesione a livello nazionale rischia di aumentare la burocrazia e di far perdere il senso della Comunità europea”. De Pascale ha poi indicato le responsabilità politiche: “I colori politici sono diversi ma la verità è che gli Stati stanno cercando di centralizzare tutto. È un errore. I cittadini devono saperlo e, se ci sarà un peggioramento nella spesa di queste risorse, qualcuno se ne dovrà assumere la responsabilità”.
Antonio Decaro, presidente della Puglia, ha sintetizzato la posizione delle Regioni sulla manovra: “Questo Governo ha messo più miliardi di quanti ce ne fossero nella legge precedente, questo è un dato di fatto. È però un dato di fatto che l’aumento dei costi non è compensato dall’aumento delle risorse. Ed è per questo che contiamo di chiedere risorse per la gestione al Governo, per poter avere nella discussione della legge di bilancio le risorse adeguate all’aumento dei costi di gestione”, ha precisato.
Meloni, Giorgetti e i ministri: i messaggi del Governo al Festival
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta con un videomessaggio: “La nostra Costituzione valorizza le autonomie, ci ricorda che gran parte delle materie che incidono di più sulla vita dei cittadini richiede una piena cooperazione tra tutti i livelli di governo. Non è una scelta formale, è una necessità concreta”, ha detto. Meloni ha poi rivendicato i risultati del metodo collaborativo: “I risultati raggiunti in questi anni testimoniano che quando lo Stato, le Regioni e le Province autonome lavorano fianco a fianco, allora l’Italia può raggiungere traguardi ambiziosi”.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, collegato in video, ha fissato i paletti della manovra in costruzione: “Le proposte che arrivano, non semplicemente dai partiti, ma dalle categorie e chiaramente anche dalle Regioni e dai Comuni sono molto al di sopra di quelle che sono le disponibilità di un bilancio che comunque deve tener conto della realtà”, ha detto. Ha poi assicurato trasparenza nelle previsioni: “Nessuno può accusare questo governo di avere presentato in questi quattro anni delle previsioni ottimistiche o prive di fondamento. Abbiamo sempre avuto un atteggiamento onesto”. La conclusione è stata rassicurante ma cauta: “Credo che alla fine, per come si sta definendo il quadro, avremo dato una risposta alle cose più importanti, più urgenti. Certamente non avremo fatto tutto, ma avremo fatto quello che è possibile in questa situazione”.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha aperto al confronto continuativo con le Regioni: “Bisogna continuare a lavorare insieme con le Regioni su alcune tematiche legate alla sanità che sono fondamentali, penso alle liste d’attesa: i recenti dati di Agenas dimostrano che c’è un miglioramento diffuso su tutto il territorio nazionale”, ha dichiarato in videoconferenza, precisando però che “nessuno ha la bacchetta magica per risolvere da un giorno all’altro un annoso problema della sanità italiana”. Poi la promessa per la Manovra: “Sono sicuro che anche in questa legge di bilancio non mancheranno i fondi per migliorare. Credo che dobbiamo continuare con l’attenzione che c’è stata in questi anni per la sanità, che deve essere un qualcosa che unisce e non divide”.
Il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, ha ribadito l’impegno dell’esecutivo sulla politica di coesione: “Il governo Meloni, in prima persona il presidente del Consiglio, si è attivata anche e soprattutto con il fronte degli Stati amici della coesione, innanzitutto per salvaguardare quella che è la politica di coesione”, ha affermato, sottolineando che con il nuovo quadro finanziario pluriennale 2028-2034 “non è che le politiche tradizionali possano venir meno o essere relegate in secondo piano”.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha illustrato la Strategia nazionale per i Data Center: “Con la Strategia per i Data Center puntiamo a trasformare il vantaggio geografico dell’Italia in una concreta opportunità di sviluppo, attirando investimenti da Nord a Sud. Nel triennio 2023-2025 gli investimenti hanno raggiunto 7,1 miliardi di euro. Altri progetti per un ammontare di 35 miliardi sono all’esame dei nostri uffici”, ha dichiarato, annunciando la priorità al recupero delle aree industriali dismesse e all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.
Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha annunciato la conferma di una misura chiave per l’attuazione del Pnrr: “”Oggi confirmerò l’impegno a trovare le risorse per poter confermare i mille esperti che abbiamo utilizzato nel Piano nazionale di ripresa e resilienza: sono delle figure fondamentali perché hanno aiutato soprattutto gli enti territoriali a svolgere tutte quelle attività amministrative che consentono di velocizzare la realizzazione dei progetti del Pnrr”, per poi aggiungere “Gli enti territoriali, quindi regioni, province e comuni, sono la parte essenziale della pubblica amministrazione, perche’ sono quelli piu’ direttamente a contatto con la collettivita’, con i cittadini, con il sistema impresa e li dobbiamo sostenere. Li dobbiamo sostenere da un punto di vista finanziario, e li dobbiamo sostenere da un punto di vista delle delle competenze. Il nostro Paese e’ un paese fatto soprattutto di piccoli comuni, quindi noi abbiamo la necessita’ di rendere la pubblica amministrazione attrattiva per le persone che lavorano sui sui territori, quindi regione, province e comuni”.



