Nei tre giorni di cessate il fuoco proclamato da Putin, che si è dato il tempo necessario per incontrare gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, Volodymyr Zelensky ha provato a riaprire il tavolo delle trattative. Il presidente ucraino spera di incontrare Donald Trump entro la fine di settembre per discutere un pacchetto di supporto alla difesa aerea di Kiev dove la Russia ha intensificato i suoi attacchi missilistici e con droni durante l’estate. Zelensky ha detto ai giornalisti di «contare su un incontro» con il presidente degli Stati Uniti dopo il 20 settembre, magari in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, durante il quale cercherà di ottenere forniture statunitensi per contribuire all’intercettazione dei missili balistici nemici.
Da parte loro, i russi sostengono che i colloqui con i negoziatori americani sono stati un successo almeno dal punto di cista sostanziale poiché secondo il portavoce del Cremlino Serghei Peskov gli Usa riconoscono i «principi fondamentali» per trovare una soluzione negoziata al conflitto in Ucraina e «stanno cercando di essere d’aiuto in merito» e questo «merita sostegno. Il fatto che gli americani, in tutti i loro contatti con noi, soprattutto nei contatti con il presidente Putin, basino le loro azioni su queste realtà, certamente suscita in noi una risposta positiva e ci rende disposti a continuare a parlare con loro. La Russia deve raggiungere i suoi obiettivi militari in Ucraina – siamo pronti a passare al percorso della pace in qualsiasi momento, ma questo dipende da Kiev».
In ogni caso, la guerra proseguirà, mentre il terribile inverno ucraino è quasi alle porte. Per questo, da aprile governo e compagnie energetiche hanno avviato un piano di resilienza basato su quattro priorità: aumentare la capacità di generazione locale, proteggere i nodi essenziali della rete, decentralizzare il riscaldamento e decentralizzare la fornitura elettrica. A questo si aggiunge un programma per le riserve idriche. Metà dei lavori è già stata completata e il Paese dovrebbe affrontare l’inverno con capacità di generazione in eccesso, 14 miliardi di metri cubi di riserve di gas e un obiettivo di 19,6 gigawatt disponibili entro novembre, hanno fatto sapere i tecnici di Kiev.
Ma come lo vedono gli americani questo ennesimo tentativo diplomatico? In un messaggio pubblicato su X, Witkoff ha espresso un moderato ottimismo, affermando che sono stati compiuti progressi sostanziali, compresi passi avanti nella programmazione di ulteriori colloqui trilaterali, ribadendo che l’amministrazione statunitense si sta impegnando a fondo per fermare le uccisioni e lavorare per una pace duratura e stabile. Tuttavia, secondo gi osservatori, leggendo tra le righe di queste manovre, emerge una dinamica ben diversa, in cui la diplomazia rischia di trasformarsi in una parentesi tattica anziché in una svolta strategica. La stessa tregua di tre giorni concordata tra le parti per consentire la visita degli inviati statunitensi, e che aveva visto anche l’Ucraina sospendere gli attacchi sulla regione di Mosca, ha mostrato ancora una volta tutta la sua fragilità.
La parentesi negoziale si è chiusa infatti bruscamente. Appena la delegazione americana ha lasciato l’Europa, la pressione militare è ripartita con inalterata violenza. Tra la notte di ieri e la prima mattinata di oggi, le forze russe hanno sferrato un imponente attacco aereo contro Kiev. Forti bombardamenti e forti esplosioni sono stati avvertiti distintamente all’alba nella capitale ucraina. Questo fulmineo ritorno ai raid dimostra come la Russia consideri le pause negoziali semplici pause tecniche, utili a gestire le relazioni d’immagine con Washington, ma del tutto ininfluenti sulla determinazione di proseguire l’offensiva militare.
