Trump-Xi: il commercio al centro del vertice, ma Pechino traccia quattro “linee rosse inviolabili”

giovedì, 24 Settembre 2026
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I due

Accolto letteralmente come un divo al suo arrivo a Washington, con tanto di tappeto rosso, il presidente cinese Xi Jinping ha trovato sotto la scaletta dell’aereo il suo omologo Donald Trump. Soltanto Barak Obama nel 2015, accogliendo personalmente all’aeroporto Papa Francesco, aveva infranto il rigido protocollo della Casa Bianca sulle visite di Stato. La prima impressione è che il leader cinese si prenderà la scena sovrastando mediaticamente il tycoon. Oscurando in parte Trump, i network televisivi Usa, messi all’indice dal tycoon, hanno infatti sottolineato il contemporaneo annuncio da parte americana del prolungamento fino a gennaio della tregua commerciale con la Cina e la dichiarazione ecumenica di Xi Jinping su come i due paesi dovrebbero essere partner, non rivali.

Cosa si diranno a quattr’occhi Trump e Xi? L’agenda è nota: Taiwan, guerra in Iran, dazi e intelligenza artificiale saranno al centro dei colloqui. Nulla sui diritti umani anche perché il presidente statunitense sembra meno interessato di qualsiasi suo predecessore a impartire lezioni alla Cina in materia di diritti umani. «I nostri due Paesi devono essere partner più che rivali», ha subito affermato il presidente cinese all’arrivo, ripreso dall’agenzia Xinhua. «I popoli cinese e statunitense vantano da tempo scambi amichevoli e i nostri interessi sono profondamente intrecciati», ha continuato Xi facendo intendere che l’obiettivo principale di entrambi e quello di raggiungere una pace “strategica”.

È il terzo faccia a faccia in un anno e il secondo del 2026, dopo il vertice di maggio a Pechino. L’appuntamento mette a confronto interessi economici e di sicurezza, con la tregua commerciale e le restrizioni tecnologiche tra i principali nodi negoziali. I colloqui sono stati preparati preliminarmente domenica a New York dal vicepremier cinese He Lifeng e dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent. Sulla tregua tariffaria, in scadenza a novembre, Bessent ha annunciato a Fox News un’intesa per estenderla fino al 10 gennaio, ma dalla Cina non sono arrivate conferme. Washington punta agli acquisti cinesi di prodotti agricoli e aerei commerciali; Pechino chiede minori restrizioni sulle tecnologie avanzate, mentre sul tavolo figurano le forniture di terre rare e minerali critici. Per l’intelligenza artificiale si discuterà di sicurezza, notifica e trasparenza sugli sviluppi ad alto rischio.

Il dossier Taiwan resta il più spinoso. Secondo fonti cinesi, Xi chiederà lo stop alle vendite di armi americane all’isola autonomista, richiamando l’intesa del 1982. Un nuovo pacchetto da circa 14 miliardi di dollari non è ancora stato approvato da Trump. Secondo il Wall Street Journal, Pechino punta anche a una dichiarazione americana contraria all’indipendenza dell’isola. In cambio, la Cina offrirebbe maggiore collaborazione nelle pressioni sull’Iran. Alla vigilia del vertice, sul Quotidiano del Popolo, l’ambasciatore cinese negli Usa Xie Feng ha indicato i limiti del confronto: «La sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina non possono essere violati, e quattro linee rosse, la questione di Taiwan, la democrazia e i diritti umani, i percorsi e i sistemi di sviluppo, e il diritto allo sviluppo, non possono essere messe in discussione».

Poi il commercio. Quando l’anno scorso Trump ha scatenato una guerra commerciale globale, prendendo di mira soprattutto la Cina, ha rischiato di mettere in ginocchio l’economia mondiale. La Cina ha risposto imponendo dazi sui prodotti statunitensi che sfiorano il 150% e ha annunciato una serie di altre misure di ritorsione, tra cui spicca la restrizione all’esportazione di terre rare, fondamentali per l’industria manifatturiera statunitense. Da allora, una tregua nella guerra commerciale e la crisi iraniana innescata da Trump hanno stabilizzato le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, spostando l’origine delle difficoltà economiche globali dal Medio Oriente piuttosto che dalla Cina.  Sebbene la Cina abbia retto all’urto della guerra commerciale meglio del previsto – grazie al boom delle esportazioni verso altri Paesi – raggiungere un accordo a lungo termine per ripristinare il flusso di merci verso il suo principale mercato di sbocco rimarrà una priorità assoluta per Xi. È possibile che i leader discutano dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, ma la Cina si è mostrata riluttante a partecipare attivamente ai negoziati di pace.

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