C’è chi aveva già pianificato di dover trascorrere diverso tempo in coda alla ricerca del risparmio e chi si è fermato al primo distributore Eni ancora con il
dubbio se avrebbe davvero trovato il prezzo promesso. Nel primo giorno del nuovo price cap sui carburanti, con il tetto massimo nazionale fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel, la capitale si è risvegliata al ritmo delle pompe prese d’assalto. Per raccontare questo esordio bollente Lo Speciale è andato a monitorare la situazione nei quadranti chiave di Roma, dove le file non si sono fermate un attimo dall’alba al tramonto seppur con dei ritmi diversi. In mattinata code anche oltre i 30′ per arrivare all’agognata pistola erogatrice, mentre nel pomeriggio se là si cava con una decina di minuti di attesa. Un fermento stradale che si è riflesso immediatamente anche a Piazza Affari: nel primo giorno di entrata in vigore della misura, il titolo Eni ha brillato in borsa, chiudendo in rialzo dell’1,45% a 24,44 euro.
La situazione nei distributori Eni di Roma dopo il tetto carburante
Basta fare un salto in un impianto simbolo, come quello Enilive di Ostiense, per capire il clima che si respira tra le colonnine. “Quante macchine sono venute da questa mattina? Non mi sono messo a contarle, ma la fila arrivava fin lì”, racconta tra un erogatore e l’altro un addetto della pompa sorridendo ed indicando verso il famoso ponte Spizzichino che divide con il lato del Gazometro il quartiere. Tra gli automobilisti si mescolano pragmatismo e una buona dose di stanchezza per il caro-vita. C’è chi, intercettato mentre fa il pieno prima di correre a Fiumicino, non ha dubbi: “Ci fa piacere questa iniziativa, ci siamo fermati subito. Lo sapevo che c’era da oggi il tetto e dovevo andare a Fiumicino per cui mi sono fermato al primo Eni”.
Un ragazzo sullo scooter è il più pragmatico e malizioso nei commenti: “Quando si è abituati a prezzi stellari per la benzina anche un piccolo taglio può fare la differenza per le persone, è un’operazione di marketing geniale con dei costi contenuti. Anche perché ora tutti siamo costretti ad andare alle pompe Eni e le altre sono vuote”. Il risparmio fa gola, ma la preoccupazione economica di fondo resta palpabile. “Non ci si arriva più con uno stipendio normale, questo devono capire, ma non lo capiscono purtroppo”, sbotta un automobilista in fila. A vivere il costo del carburante come una tassa quotidiana sulla propria professionalità sono soprattutto i lavoratori della strada. “Il nuovo prezzo Eni è un vantaggio per la benzina?”, chiediamo a bordo di un taxi in coda. La risposta è misurata: “Sì, sicuramente è un buon vantaggio, anche se reputo il prezzo ancora molto alto e penso che ci debba essere una misura strutturale per chi comunque svolge un servizio pubblico come noi. Anche il Comune dovrebbe intervenire con degli aiuti”.
I numeri di Eni in Italia che rischiano di annientare il mercato
Una mobilitazione di massa che si spiega facilmente guardando i numeri del settore. Su poco più di 20mila distributori in modalità self presenti sulla rete stradale e autostradale italiana, Eni e Ip (i due marchi che hanno introdotto i limiti ai prezzi) sono quelli con il maggior numero di punti vendita e coprono insieme circa il 36% del mercato. Stando ai dati dell’Osservatorio Carburanti del Ministero delle Imprese, Eni vanta la rete più capillare con circa 3.800 impianti, seguita proprio da Ip con circa 3.400. L’operazione di contenimento dei prezzi di quest’ultima, decisa ieri dalla controllante azera Socar e allineata alle tariffe Eni, è partita oggi da diverse centinaia di distributori (non oltre 300, di cui una ventina in autostrada), ma si allargherà progressivamente in base alle aree di mercato con l’obiettivo di “salvaguardare la filiera”.
La mossa, tuttavia, ha letteralmente spaccato le associazioni dei consumatori. Da un lato c’è chi promuove il calmiere: Assoutenti ne chiede la proroga fino a fine anno, il Codacons saluta il ritorno della concorrenza e Codici invita a guardare alle proiezioni internazionali di Eia e Aie per evitare scenari estremi con la benzina fino a 3 euro al litro. Dall’altro lato c’è la dura presa di posizione di Federconsumatori, che bolla gli sconti come un’operazione tardiva, un “ringraziamento” al governo per la mancata tassa sugli extraprofitti. L’associazione ha calcolato che dall’inizio della guerra con l’Iran i sovrapprezzi medi di 19,67 centesimi sono costati alle famiglie oltre 275 euro in spese dirette e 224 euro indirette.
A lanciare l’allarme più grave è però il fronte industriale con Assopetroli-Assoenergia. Secondo l’associazione, limitare la calmierazione alla sola rete proprietaria delle compagnie, escludendo il canale all’ingrosso, rischia di provocare una drammatica distorsione della concorrenza. Il timore è che si finisca per decretare la morte di oltre trecento marchi della distribuzione indipendente, lasciando di fatto senza sconti settori vitali per il Paese come l’autotrasporto, l’agricoltura, l’industria, la pesca e i cantieri.
La giornata si chiude così con incassi record per i marchi aderenti e piazze piene, ma con enormi incognite sul futuro. Resta da capire se il restante 64% dei distributori italiani seguirà la scia o resisterà sulle vecchie posizioni. Tra i consumatori, in attesa, regna il disincanto: “Per adesso ho visto che nessuno ha seguito, solo IP”, chiosa un cliente con la pistola erogatrice in mano, “vediamo come si comportano gli altri, altrimenti ecco, si fanno le file al distributore Eni e basta”. Perché alla fine della giostra non conta l’aumento in borsa o il marketing, per la maggioranza degli italiani l’importante è risparmiare.



