Dopo Eni e Ip, anche Q8 Italia mette un tetto ai prezzi dei carburanti. La compagnia di proprietà kuwaitiana, terzo gruppo per numero di distributori in Italia con circa 2.900 impianti, applicherà il price cap per 30 giorni a partire dal 1° ottobre. Con l’adesione di Q8, le stazioni di servizio che praticano un prezzo calmierato salgono a quasi 10mila, poco meno della metà dei circa 22mila distributori presenti sulla rete italiana.
La decisione di Q8
Nel comunicato diffuso dall’azienda, Q8 spiega di aver accolto l’invito del governo italiano ad applicare un tetto su benzina e gasolio, in un contesto segnato da crisi geopolitiche e tensioni sui prezzi. La misura durerà 30 giorni e verrà applicata con un “approccio modulare”, tenendo conto delle diverse realtà della rete di distribuzione dell’azienda, che si è impegnata a supportare gestori e partner per garantire la sostenibilità economica dell’intera filiera.
La mossa arriva un giorno dopo l’annuncio di Eni e Ip. Enilive ha fissato il tetto a 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro al litro per la benzina; Ip, controllata dall’azera Socar, ha seguito a ruota calmierando i prezzi nei propri impianti.
Il commento del governo
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rivendicato il risultato su X, parlando di un “effetto domino” a beneficio di famiglie e imprese e definendolo “frutto della nostra azione politica e diplomatica”. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, si è detto fiducioso che altri operatori possano seguire l’esempio dei grandi player per reggere la concorrenza, e ha invitato le compagnie fornitrici a tutelare anche i benzinai non legati ai grandi marchi.
Il primo giorno: code a Roma e boom in Borsa
Il debutto del price cap si è fatto sentire subito nelle strade. A Roma le pompe Eni sono state prese d’assalto fin dal mattino, con code che in alcuni quadranti della città hanno superato i 30 minuti; nel pomeriggio i tempi di attesa si sono ridimensionati a circa dieci minuti. L’entusiasmo degli automobilisti si è riflesso anche a Piazza Affari: nel primo giorno di applicazione della misura, il titolo Eni ha chiuso in rialzo dell’1,45%, a 24,44 euro.
I numeri del mercato
Il fenomeno si spiega con il peso dei due marchi che per primi hanno introdotto il tetto. Secondo i dati dell’Osservatorio Carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Eni conta circa 3.800 impianti e Ip circa 3.400, per una copertura complessiva di circa il 36% del mercato nazionale. Al terzo posto si colloca proprio Q8, con circa 2.600 distributori, seguita da Tamoil con circa 1.400. Il resto della rete, circa 8.500 impianti pari al 42% del totale, fa capo alle cosiddette pompe bianche e ad altre compagnie minori.
Associazioni dei consumatori divise
Il provvedimento ha spaccato il fronte delle associazioni dei consumatori. Assoutenti chiede che il price cap venga prorogato fino a fine anno, mentre Codacons saluta con favore il ritorno della concorrenza tra i distributori. Codici invita a guardare alle proiezioni internazionali di Eia e Aie, secondo cui in assenza di interventi il prezzo della benzina potrebbe arrivare fino a 3 euro al litro.
Di segno opposto la posizione di Federconsumatori, che definisce la misura tardiva e la interpreta come un modo per le compagnie di evitare una tassa sugli extraprofitti. Secondo i calcoli dell’associazione, dall’inizio della guerra con l’Iran i sovrapprezzi medi, pari a 19,67 centesimi, sarebbero costati alle famiglie italiane oltre 275 euro in spese dirette e altri 224 euro in costi indiretti.
L’allarme dei distributori indipendenti
Il segnale d’allarme più netto arriva da Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta il fronte industriale del settore. Secondo l’associazione, limitare il calmiere alla sola rete di proprietà delle grandi compagnie, escludendo il canale all’ingrosso, rischia di creare una forte distorsione della concorrenza. Il timore è che a pagarne le conseguenze siano oltre trecento marchi della distribuzione indipendente, lasciando senza sconti settori chiave per il Paese come autotrasporto, agricoltura, industria, pesca e cantieri.
Cosa succede ora
Resta da vedere se il restante 64% dei distributori italiani seguirà l’esempio di Eni, Ip e ora Q8, o se resisterà sulle vecchie posizioni. Tra gli automobilisti, per ora, prevale la cautela: c’è chi aspetta di vedere le mosse degli altri grandi marchi prima di cambiare le proprie abitudini di rifornimento, ma con tre operatori già allineati il pressing sul resto del mercato si fa più forte.
Vittorio Zenardi



