Proteste studentesche, perché Mélenchon soffia sul fuoco

venerdì, 2 Ottobre 2026
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Studenti in rivolta in Francia? Non è la prima volta. Ma stavolta è diverso. Le proteste si inseriscono in un quadro complesso, che potrebbe portare a esiti clamorosi nelle elezioni presidenziali del prossimo anno. E dietro le quinte si muove l’ambizioso disegno di Jean-Luc Mélenchon.

Che c’entra l’anziano leader de La France Insoumise con il disagio della generazione Z transalpina? C’entra per diversi motivi. Primo perché il partito di Mélenchon è il più votato (40%) tra i giovani tra i 18 e i 24 anni. Secondo perché i ragazzi in agitazione in Francia sono una delle tante espressioni della rabbia sociale che sta gonfiando le vele dell’estrema sinistra anche nel resto d’Europa: un po’ ovunque, a partire dalla Germania, i partiti moderati e di centro sono in ritirata. Una fetta crescente di opinione pubblica si sente tradita dalle élite tradizionali e tende a seguire proposte radicali, non solo a sinistra, ovviamente, ma anche (e ancor di più) a destra.

Le motivazioni dirette della protesta riguardano la condizione scolastica (aule sovraffollate, carenza di risorse e insegnanti per le scuole), però il caro carburanti, l’inflazione, il giro di vite finanziario avviato dal governo guidato da Sébastien Lecornu rendono le agitazioni studentesche esplosive, con la possibilità che l’onda delle proteste raggiunga anche altre categorie sociali.

Il leader dell’estrema sinistra francese ha tutto l’interesse ad alimentare il fuoco della protesta, tant’è che i suoi avversari lo accusano di utilizzare i giovani come «carne da cannone» e di «sfruttamento cinico dei liceali». L’obiettivo immediato di Mélenchon è quello di mantenere alta la tensione politica in Francia in vista delle elezioni della prossima primavera. E questo perché spera evidentemente di trarre vantaggio da una situazione di forte contrapposizione sociale.

Ma il suo obiettivo strategico è attuare il colpaccio: arrivare al ballottaggio, sbaragliando i candidati della sinistra moderata e del centro. Un risultato che potrebbe anche riuscirgli, se consideriamo che al primo turno delle presidenziali del 2022 il candidato della sinistra radicale ottenne quasi il 22%, a un’incollatura da Marine Le Pen, che poi se la vide al secondo turno con Emmanuel Macron. E teniamo anche conto che, da allora ad oggi, la situazione sociale in Francia non è certo migliorata, con il clima generale del Paese che pare sempre meno favorevole a soluzioni “moderate”. Gli incubi dei centristi transalpini sono inoltre alimentati dal fatto che, al momento, non s’è ancora profilato un erede politico di Macron.

Certo, tutto è ancora da scrivere in Francia da oggi alla data delle presidenziali. Ma non appartiene più alla fantapolitica (è anzi una possibilità concreta) il clamoroso scenario di un ballottaggio tra un candidato di estrema sinistra (Mélenchon, appunto) e un candidato di estrema destra (ancorché non più tanto estrema come molti la immaginano), come, a sua volta, Le Pen.

A questo punto viene da chiedersi: chi sarebbe il favorito in una simile eventualità? È assai probabile che sia la leader del Rassemblement National. In un ballottaggio secco sinistra-destra non potrebbe funzionare il “patto repubblicano”, in altre occasioni invocato contro Marine: è assai improbabile che un “moderato” smarrito voti per un candidato di estrema sinistra.

Tante anime belle liberali si scandalizzeranno davanti a uno scenario del genere? Invece di stracciarsi le vesti, farebbero bene innanzi tutto a prendersela con le oligarchie tecno-finanziarie che stanno desertificando il paesaggio sociale europeo.

Il paradosso più grande riguarda però gli studenti di sinistra francesi: non si rendono conto che, con la loro protesta, lavorano per il Re (anzi la Regina) di Prussia. O magari se ne rendono anche conto. Ma per loro va bene lo stesso.

 

 

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