Torino Film Festival, Francesca Archibugi presidente di giuria dei lungometraggi. Giulio Base : «Saprà riconoscere il talento»

lunedì, 5 Ottobre 2026
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La regista di “Mignon è partita” e “Il colibrì” guiderà la giuria del concorso internazionale dei lungometraggi. Il direttore artistico Giulio Base: «Saprà riconoscere il talento, accogliere l’imprevisto e dare ascolto alle voci più originali del cinema contemporaneo».

Sarà Francesca Archibugi a presiedere la giuria del concorso Lungometraggi del 44° Torino Film Festival, in programma dal 24 novembre al 2 dicembre 2026. Regista e sceneggiatrice tra le figure più autorevoli del cinema italiano contemporaneo, porterà al festival diretto da Giulio Base uno sguardo che da quasi quarant’anni attraversa famiglie, adolescenze, sentimenti, nevrosi e mutamenti della società italiana.

Le parole di Giulio Base

A salutare la nomina è stato proprio il direttore artistico, che ha sottolineato il ruolo della regista nella storia recente del nostro cinema: «Francesca Archibugi è un’autrice che ammiro profondamente per la sensibilità, l’intelligenza e l’indipendenza con cui ha costruito il proprio percorso. Era già una presenza luminosa quando le donne dietro la macchina da presa erano ancora pochissime e continua oggi a sostenere con generosità il talento delle sue colleghe».

E ancora: «Averla come presidente di giuria del Torino Film Festival è una grande gioia: sono certo che saprà riconoscere il talento, accogliere l’imprevisto e dare ascolto alle voci più originali del cinema contemporaneo».

Una carriera lunga quasi quarant’anni

Nata a Roma nel 1960, Archibugi ha esordito nel lungometraggio nel 1988 con “Mignon è partita”, che ha subito imposto il suo nome nel panorama italiano. Da allora ha costruito un percorso coerente e personale, riconoscibile per la capacità di muoversi tra commedia e dramma, leggerezza e inquietudine, senza perdere di vista la materia fragile e imperfetta delle relazioni umane. Bambini, adolescenti, genitori, coppie e generazioni in conflitto hanno abitato con ostinazione la sua filmografia, osservando il quotidiano senza trasformarlo in qualcosa di ordinario. Lungo il cammino sono arrivati numerosi riconoscimenti, tra cui David di Donatello, Nastri d’argento, Globo d’oro e Premio Flaiano.

Gli esordi. Dopo “Mignon è partita” (1988), la regista conferma la sua voce con “Verso sera” (1990), che la colloca stabilmente tra gli autori più interessanti della nuova stagione del cinema italiano.

Gli anni Novanta. Il decennio vede arrivare “Il grande cocomero” (1993), uno dei titoli più significativi della sua filmografia, seguito da “Con gli occhi chiusi” (1994), tratto dal romanzo di Federigo Tozzi, e da “L’albero delle pere” (1998).

Gli anni Duemila. Con “Lezioni di volo” (2007) e “Questione di cuore” (2009), con Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart, Archibugi esplora il racconto dei sentimenti e dell’amicizia, tra ironia e malinconia.

Gli anni Dieci. Il successo di pubblico arriva con “Il nome del figlio” (2015), commedia corale con Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo e Micaela Ramazzotti. Nel 2017 porta sul grande schermo “Gli sdraiati”, dal libro di Michele Serra, con Claudio Bisio, ritratto del rapporto tra padri e figli adolescenti. Chiude il decennio “Vivere” (2019).

Il colibrì e Illusione. Nel 2022 firma “Il colibrì”, dal romanzo di Sandro Veronesi, con Pierfrancesco Favino, tra i suoi film più ambiziosi. Il lavoro più recente è “Illusione”, dramma noir presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2025 e arrivato nelle sale italiane nel 2026, interpretato, tra gli altri, da Jasmine Trinca, Michele Riondino, Vittoria Puccini e Filippo Timi. Il film racconta la storia di Rosa Lazar, ragazza moldava di neanche sedici anni ritrovata in fin di vita in un fosso, e conferma l’attenzione della regista verso l’adolescenza e le sue zone d’ombra, all’interno di una vicenda attraversata da violenza, vulnerabilità e bisogno di ascolto.

Un riconoscimento alla carriera è in arrivo anche in Toscana: venerdì 9 ottobre Archibugi riceverà il Premio Marzocco alla Carriera al ValdarnoCinema Film Festival di San Giovanni Valdarno.

Il 44° Torino Film Festival

Il festival si svolgerà per nove giorni, da martedì 24 novembre a mercoledì 2 dicembre 2026. L’edizione prevede tre concorsi internazionali, dedicati rispettivamente a lungometraggi, documentari e cortometraggi, accanto alle sezioni non competitive. Il concorso Lungometraggi assegnerà i premi per Miglior film, Premio speciale della Giuria, Miglior sceneggiatura, Migliore attrice e Migliore attore: Archibugi guidarà la giuria chiamata a valutare una delle sezioni centrali della manifestazione.

Il Torino Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema e si svolge con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

Vittorio Zenardi

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