Trump chiama Putin: vuole vederci chiaro. Sul campo è bufera

mercoledì, 7 Ottobre 2026
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Il presidente USA spinge per un accordo prima dell’inverno. Il Cremlino apre al ripristino totale dei rapporti con Washington ma sul campo e a Kiev la guerra peggiora. Donald Trump vuole vederci chiaro. Lo ha detto direttamente a Vladimir Putin. In una lunga telefonata definita costruttiva dal Cremlino, il presidente americano ha messo sul tavolo la sua formula: fine rapida della guerra in Ucraina in cambio di un pieno ripristino dei rapporti tra USA e Russia, con annessi maxi-benefici commerciali ed economici. A riferirlo Yuri Ushakov, consigliere di Putin: “Trump desidera vedere una svolta durante la sua presidenza. Vuole che si metta d’accordo con Putin e che Putin si metta d’accordo con lui”. L’obiettivo di Washington, a meno di un mese dall’inverno, è forzare un trilaterale USA-Russia-Ucraina entro fine ottobre. Ma mentre la diplomazia corre al telefono, la guerra peggiora sul terreno. Lo stesso Trump ammette il bilancio: “Il mese scorso sono morte 25mila persone, da entrambe le parti”. Kiev è sotto raid proprio durante la visita del cancelliere Merz, colpito il Ponte Nord a Obolon. E Zelensky gela l’ottimismo della Casa Bianca: “I russi non si stanno preparando a fermare la guerra. Putin trova costantemente qualche scusa per non avere incontri, per non tenere un meeting in formato trilaterale, per non fermare le uccisioni”. Sul tavolo americano c’è anche un ostacolo: il Congresso ha appena approvato a larghissima maggioranza bipartisan la legge Graham sulle sanzioni, dazi fino al 100% per chi compra petrolio e gas russo. Una pistola carica che Trump per ora tiene in fondina, ma che potrebbe usare se Mosca tirerà troppo la corda. E Mosca come risponde? Putin, secondo Ushakov, si è detto favorevole a questo approccio, nega intenzioni ostili verso l’Europa e dice di aver spiegato a Trump cosa possono fare gli USA per chiudere il conflitto. Dietro le quinte però trapela il solito schema: nessuna concessione sui territori, richiesta di garanzie che l’Ucraina non colpisca più le raffinerie russe, e il continuo tentativo di scaricare sull’Europa la responsabilità dell’escalation. Parole del suo fido braccio destro e pronostici del Cremlino sono tutti orientati a convergere verso un unica e sola considerazione: l’Europa si prepara alla guerra con la Russia. La telefonata non è una svolta. È un ultimatum mascherato da apertura. O si fa la pace prima del gelido inverno, o la guerra peggiorerà ancora. E stavolta anche per gli affari americani. All’orizzonte c’è anche un altro incubo: la peste polmonare pronta a colpire l’Occidente arriva dalle steppe russe.

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