Tetto ai carburanti e ora tetto alle bollette. Il sottosegretario leghista Claudio Durigon lancia la proposta: «Sul costo di luce e gas, i fornitori mettano un tetto come per i carburanti». Il modello è quello Eni, scattato il 28 settembre: 1,99€ per la benzina e 2,19€ per il gasolio su 4.500 impianti Enilive, per 30 giorni prorogabili. Sconto di 17 centesimi sotto le medie. A ruota Q8, IP e Tamoil. E dal 1° ottobre Plenitude offre -30% su luce e gas con prezzo bloccato 2 anni. Una mossa che Meloni ha ringraziato pubblicamente, ma che non basta. Dal 1° ottobre Arera ha alzato del 37,3% la bolletta dei vulnerabili in Tutela. E il governo ha già speso 2,6 miliardi per le accise. Dopo la proposta del sottosegretario Durigon arriva netto il pressing di Meloni sull’Unione Europea. La premier richiede indicazioni politiche chiare e concrete sui costi dell’energia. Palazzo Chigi chiede a Bruxelles un intervento sul TTF, tornato sopra gli 80€/MWh, e un disaccoppiamento del prezzo elettrico dal gas. La partita è doppia. Durigon sposta l’onere sui fornitori: se lo fa Eni, partecipata statale, lo facciano anche Enel e A2A. Costo zero per lo Stato, resa alta. Meloni alza il tiro in Europa, dove però finora la risposta è stata tiepida. Ma c’è un nodo: benzina e bollette non sono uguali. Eni produce e distribuisce, può assorbire. Chi vende luce compra all’ingrosso. Senza compensazioni, un tetto imposto è lavoro in perdita e rischio ricorsi Antitrust. L’effetto reale? Il primo giorno di cap Eni la media benzina è scesa di 7 millesimi. Forse troppo poco. Senza obbligo di legge e senza accordo UE, l’idea resta un negoziato politico più che una bolletta più leggera.



