Per una volta (spero sia l’unica) mi tocca dare ragione alla Schlein. La segretaria dem, presa forse da eccessiva enfasi per il fatto di essere ospite del “Manifesto”, sull’argomento “centro” è stata esplicita: “Non credo che si vinca al centro. Chi lo dice sta pensando ad un candidato moderato. In questi ultimi 20 anni ci hanno fatto solo perdere”.
E poi, ha tracciato l’identikit del moderato (di sinistra): “Accomodante, disponibile alle larghe intese”. E chi vuole capire capisca. Convergenza parallela col tosto Conte o competizione fisica sul medesimo terreno?
Un fulmine a ciel sereno per chi proprio in questi giorni sta lavorando per allargare ulteriormente il “campo largo” a Renzi e ai maghetti del cespuglietto centrista-riformista (ad esempio, l’ultimo di un’infinita serie, il duo Ruffini-Gabrielli), chiamato “Più uno”. Un nome che già in partenza non depone bene.
Elly, comunque, ha colto nel segno: ha contestato l’equazione “centro-moderati”. Un vecchio teorema che riappare ciclicamente ogniqualvolta il bipolarismo italiano si afferma alle ali estreme, per poi essere risucchiato col mantra della sommatoria dei voti per vincere. Come se ci fosse un’obbligata geometria variabile della politica che oscillando prima a destra e sinistra, debba necessariamente ritornare verso “il centro di gravità permanente”.
Un teorema basato su un’astrazione di natura post-dc, che si basa sul dogma che al centro ci siano i moderati. Errore: da almeno 10 anni a questa parte ci sono i delusi (da qui l’alto tasso di astensionismo), gli arrabbiati e gli indecisi. Milioni di cittadini che al contrario, hanno bisogno di radicalità, di identità forti, ricette alternative, soluzioni concrete. Questo convergere verso il centro ha prodotto quello che alcuni intellettuali e politologi hanno detto essere “il bipolarismo omosessuale”: programmi simili, personale politico interscambiabile.
Ma c’è un ma. Un ulteriore problema. L’opposto della moderazione non è il populismo, l’estremismo, il becerume, ma l’omogeneità culturale (non l’uniformità) come condizione per la governabilità coerente.
E questo è stato e continua ad essere il male della politica italiana. Prima delle urne i partiti presentano proposte e candidati espressione di ogni target possibile e immaginabile. E così a destra abbiamo avuto e abbiamo euroscettici, filo-europei, socialisti, statalisti, liberisti, liberali, cattolici, laici. E a sinistra abbiamo pacifisti, guerrafondai, filo-Israele, filo-Palestina, liberal-progressisti, ecologisti doc, ecologisti morbidi, neo-post-comunisti, antagonisti etc. Due Armate Brancaleone con tutto e il contrario di tutto. Ottengono il massimo dei consensi, vincono ma non governano; o al massimo, sopravvivono tra forti perturbazioni interne.
E lo vediamo anche ora. Il centro-destra è un mercato anarchico di idee, linee politiche strategie totalmente opposte (frenate dal carisma della Meloni), ma almeno alla fine per esperienza consolidata, riescono a trovare una sintesi “per”. La sinistra, col medesimo problema, alla fine riesce a trovare una sintesi ma “contro”. Contro la destra, il fascismo, la deriva autoritaria, omofoba, xenofoba. Un fantasma che non paga più da tempo.
Ulteriore prova, l’ennesima foto di copertina “campo santo” all’incontro del Manifesto: la Schlein, Conte, Magi, Fratoianni, Bonelli. Che non si sono nemmeno abbracciati e baciati a causa di un raffreddore (dell’avvocato del popolo) che li ha obbligati a farlo in “modalità-Covid”.
Inutile ricordare lo psicodramma delle primarie che dati e polemiche alla mano, specialmente la rissa tra Conte e la Schlein, rischiano di diventare le “postume”.
Non c’è ancora un programma condiviso, un leader condiviso, uno schema comune, salvo la trappola ordita dalla segretaria dem al leader grillino: “Tu vai in Europa e a me lasci il campo libero alle politiche”. Trappola da “vellicazione egotica”, cui Conte non è cascato, nonostante le sue note pulsioni.
A proposito di moderati. L’ultima vittoria del centro-sinistra, senza alchimie dall’Alto del Colle e non solo, è stata con Prodi, un centrista post-dc. Ma era preistoria. Dalle ceneri della Dc, della Margherita e dall’ex-Pci è nato l’attuale Pds-Ds-Pd. All’origine del caos dem, tra nostalgici renziani, fan giacobini della Schlein e maggiorenti-padrini insoddisfatti.
Primarie-postume. La Schlein, fotocopia di Conte, contro il centro moderato. Ecco cosa succede
