Roma, la banda della microcar e lo shock delle famiglie. Cosa sta emergendo

giovedì, 15 Ottobre 2026
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16 e 17 anni e un gesto che gli costerà per tutta la vita. Sono stati fermati i due minorenni rei di 6 raid tra Monteverde e Testaccio. Tra le vittime l’attore Davide Iacopini, ancora in prognosi riservata. Incastrati da tre adesivi col cobra rosso e da una luce led. La confessione: “Era uno scherzo per il compleanno”. I due a quanto pare sono dei ragazzini di Roma bene. 17 anni quello alla guida, 16 anni il passeggero. L’Aixam Gto Emotion nera con striscia rossa, led sul cofano, musica trap a palla e il resto depositato agli atti. Sei aggressioni in due notti, tra il 4 e il 5 ottobre, tra Monteverde e Testaccio. Passanti presi a bastonate dal finestrino, per gioco. L’ultimo, il più grave: l’attore Davide Iacopini, 44 anni, due interventi alla testa, ancora ricoverato al San Camillo in prognosi riservata. Ad incastrarli, un dettaglio quasi ridicolo: tre adesivi con un cobra rosso attaccati sulla carrozzeria dal meccanico di fiducia. Sopra uno sticker c’era il numero dell’officina. Da lì i carabinieri sono risaliti a loro, ai video dei vigili in via Quadrio, al cappellino perso dopo un’aggressione. Ieri notte la svolta. Le madri li hanno portati in caserma. Lo racconta a Repubblica la madre del 16enne: “L’ho visto strano dopo l’aggressione a Iacopini. L’ho visto piangere e vomitare. Si portava un peso che non aveva il coraggio di raccontare”. Poi la telefonata all’altra madre. “Siamo andate noi a farli confessare. Abbiamo passato la notte a parlare”. L’altra madre, quella del 17enne, prima al citofono grida: “Non ha fatto niente, vi state sbagliando”. Poi tramite l’avvocato: “Non ci eravamo accorti di niente, siamo sconvolti. Chiediamo scusa”. Davanti al pm coordinato da Giuseppe Cascini, la confessione choc, tutta al passato: “L’abbiamo fatto per gioco. Ci siamo divertiti così. Doveva essere uno scherzo per spaventare i passanti, per festeggiare il compleanno. Ci siamo fermati quando abbiamo saputo dell’attore ferito. Ci dispiace”. Uno piange. L’altro guarda fisso il muro. Non è la prima volta che sono davanti ai carabinieri: due anni fa erano stati sorpresi a rubare gli amplificatori di una microcar. Concorso in furto aggravato. Figlio di un carabiniere il 17enne alla guida della microcar, orfano di padre il 16enne. Vicini di casa a Testaccio, non compagni di scuola. Ora sono denunciati per tentato omicidio e lesioni. La procura minorile valuta misure cautelari. Sono due Rome che si scontrano in questa storia. La prima è quella che abbiamo letto ovunque: la banda della microcar, la noia, il “branco”. È la narrazione comoda dei figli annoiati della Roma bene che vanno a fare safari umano a Monteverde. Il male banale, la trap a tutto volume, lo scherzo finito male.La seconda è quella che emerge oggi dalle parole delle madri, ed è più scomoda. Perché se è vero che sono state le madri a portarli in caserma, allora il racconto dei “genitori assenti” non regge. Qui i genitori c’erano, ma non hanno visto. “Non ci eravamo accorti di niente” è la frase più onesta e più agghiacciante di tutte. Significa che un 16enne può uscire con una mazza da baseball in una microcar da 15mila euro, tornare a casa, vomitare dalla paura, e tu pensi che abbia l’influenza? La microcar è il vero simbolo: macchina che non è macchina, patente che non è patente. Un limbo giuridico e genitoriale dove dai a tuo figlio un’arma da 350 chili che va a 45 all’ora con un casco stereo, e pensi di avergli dato libertà.

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