Meloni e la dura replica a Provenzano: “Non sono arrivata qui con carezze e moine”

giovedì, 15 Ottobre 2026
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Bastano poche parole per spostare il confronto dalla politica estera al linguaggio, dal merito delle scelte di governo al modo in cui vengono raccontate le donne al potere. È quanto accaduto alla Camera, dove Giorgia Meloni ha contestato a Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, l’affermazione secondo cui avrebbe evitato alcuni vertici internazionali perché Donald Trump non la “vezzeggiava abbastanza”.
Durante la replica alle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ha scelto di soffermarsi proprio su quel verbo: “Vezzeggiare significa trattare qualcuno con carezze e moine”. Da qui la rivendicazione del proprio percorso: “Io faccio politica da 35 anni, non sono arrivata dove sono arrivata con le carezze, con le moine. Ci sono arrivata combattendo, con le mie idee, dimostrando il mio valore e con il consenso dei cittadini”. “Lei non utilizzerebbe questo tono con un collega maschio”, ha aggiunto Meloni, chiamando in causa Laura Boldrini e denunciando una “certa misoginia” che, a suo giudizio, avrebbe ostacolato l’ascesa delle donne nella sinistra italiana.
Lo scontro nasce dall’intervento di Provenzano, che aveva attaccato la linea internazionale del governo su Donald Trump, Ucraina, Medio Oriente e rapporti con l’Europa. La definizione di “governo di trumpisti minori” sintetizzava la sua accusa: l’Italia non avrebbe conquistato un ruolo adeguato nei principali dossier internazionali.
Nel suo discorso, il deputato aveva sostenuto che Meloni non fosse andata ad alcuni incontri perché Trump non la “vezzeggiava abbastanza”. Un passaggio che lega la critica diplomatica a una presunta dinamica personale nei rapporti con il presidente americano e che ha innescato la reazione della premier.
Provenzano ha respinto l’accusa di misoginia, difendendo le proprie parole come parte di una contestazione esclusivamente politica. Il suo invito a Meloni è rimasto quello di rispondere nel merito delle scelte di governo, senza spostare il confronto sul terreno del vittimismo.
Anche Boldrini, chiamata direttamente in causa, ha contestato la lettura della presidente del Consiglio: “La misoginia è un’altra cosa, non si può strumentalizzare in questo modo”.
Le posizioni restano quindi distanti. Per Meloni, il riferimento alle “carezze e moine” introduce una sfumatura personale che non sarebbe stata utilizzata nei confronti di un uomo. Per Provenzano, si tratta invece di una formulazione polemica inserita in una critica più ampia alla politica estera del governo. Resta però il problema del linguaggio. Il verbo “vezzeggiare”, associato al rapporto tra una donna e un leader straniero, può essere letto come una metafora polemica sulle relazioni diplomatiche oppure come un riferimento personale capace di spostare l’attenzione dalle scelte politiche alle dinamiche individuali.
Meloni ha collegato l’episodio alla propria esperienza e storia politica, rivendicando di aver raggiunto Palazzo Chigi attraverso le proprie idee e il consenso elettorale. Resta così aperta la domanda sollevata in Aula: le stesse parole sarebbero state utilizzate, nello stesso contesto, nei confronti di un presidente del Consiglio uomo?

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