Dopo l’occupazione del Liceo Gioberti di Torino nei giorni scorsi, i professori avrebbero intenzione di presentare il conto agli studenti assegnando loro 8 in condotta. I destinatari sarebbero tutti coloro che si sono resi responsabili dell’occupazione della scuola. L’ipotesi circola con una certa insistenza e rimbalza anche nelle chat dei genitori e tra gli studenti stessi. Molte famiglie hanno polemizzato definendola «un’iniziativa che azzittisce gli studenti limitandone il diritto di espressione e la partecipazione attiva». Lunedì c’è stato Collegio dei docenti, scrive il Corriere Torino, ma non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale sul registro elettronico e non è chiaro come verrebbe appurato chi ha occupato e chi no. L’occupazione della succursale, in via Giulia di Barolo, era iniziata qualche giorno prima del corteo studentesco del 16 ottobre e finita appunto in quell’occasione.
Anche il collettivo degli studenti del Gioberti deve ancora prendere una posizione ufficiale, ne discuterà nella prima assemblea fuori da scuola. «Se abbiamo deciso di occupare il Gioberti è perché teniamo profondamente alla nostra scuola e vogliamo che sia un ambiente che ci rappresenti», ha spiegato nel comunicato di fine occupazione.
Ma intanto c’è da fare i conti col probabile bubbone dell’8 in condotta che rischia di macchiare la carriera scolastica. Con la riforma, per accedere al massimo dei crediti scolastici previsti nella propria fascia di media, è necessario avere un voto di condotta pari o superiore a 9. Avere 8 in condotta significa non poter ottenere il punteggio massimo di credito per quella determinata fascia, anche con una media voti nelle materie molto alta.
Il voto in condotta assume un peso molto più rilevante e smette di essere un elemento secondario della valutazione. Con l’entrata a regime della Legge 150/2024, voluta dal ministro Valditara, il comportamento diventa infatti un criterio decisivo nel percorso scolastico e può avere conseguenze concrete sull’ammissione alla classe successiva e all’Esame di Stato. In base alle nuove regole, il 5 in condotta comporta la bocciatura, mentre il 6 può far scattare un debito formativo legato all’Educazione Civica; cambiano anche le sospensioni, che non si limitano più all’allontanamento da scuola ma prevedono attività educative e percorsi riparativi. Capire cosa prevede la riforma del voto in condotta 2026 è quindi fondamentale per studenti e famiglie, soprattutto nelle scuole medie e superiori e in vista della maturità.
«La vicenda riporta alla memoria anche un precedente nello stesso liceo – scrive il giornalelavoce.it, nel 2015, al Gioberti, alcuni studenti che avevano boicottato i test Invalsi si erano ritrovati con un voto di condotta inferiore rispetto a quello atteso. Anche allora la decisione aveva provocato contestazioni, aprendo un confronto sul rapporto tra disciplina scolastica e diritto alla protesta. Un episodio diverso da quello attuale, ma che dimostra quanto il tema sia destinato a dividere quando le valutazioni degli studenti si intrecciano con le mobilitazioni».
Per il momento l’8 in condotta resta un’ipotesi: ora bisogna capire se i professori perseguiranno il loro intento o prevarrà la volontà di un confronto proficuo e chiarificatore tra scuola, studenti e famiglie.
