Quinto Orazio Flacco – Orazio, per amici ed esegeti – occupa da duemila anni e più uno scranno di tufo rispetto nell’impervio Olimpo delle Grandi Arti. Settore: Poesia. Nacque in una casupola dell’attuale Basilicata da un padre liberto. Che significava: ‘schiavo liberato’. Un liberto nell’antica e proterva Roma contava poco più di uno scarafaggio. Guai a lui, tanto per dirne una, se si fosse dimostrato anche solo tenuemente irrispettoso o ingrato verso il munifico padrone che lo aveva affrancato. Costui, soprattutto se dispeptico e permaloso, poteva ipso facto farlo prelevare, trascinarlo in tribunale e ridurlo nuovamente in schiavitù. Ma il padre di Orazio, a dispetto della sorte, era un grand’uomo. Non perse tempo a stracciarsi le vesti, non strepitò contro il destino cinico e baro. Non conficcò nel figlio la tetra malapianta dell’odio verso i nati meglio di lui, che comodamente banchettavano alle mense della vita. Si comportò da vero sportivo: raggiungere il meglio coi mezzi concessi dal Fato, handicap compresi. Circa il piccolo Orazio si pose l’unica domanda salutare, per non dire aurea, che ogni genitore – femmina, maschio o arcobaleno – dovrebbe farsi circa l’implume che sta educando. (‘Se’ lo sta educando, e non solo rifornendolo di cuccia, mangime e vaccinazioni come si fa con l’animale domestico). ‘Cosa posso mai dare a mio figlio – si chiese – di davvero prezioso, inattaccabile, fuori portata dalle capricciose grinfie della Fortuna? Qualcosa che nessuno, mai, gli possa portar via?’. Lui, ormai, s’era fatto una certa strada nella vita. Come banditore delle aste pubbliche, mestiere disprezzato dai Romani doc e snob, ma lucrativo. S’era comprato un magro podere, aveva faticosamente risparmiato. Sarebbe stato scontato far frequentare al piccolo Orazio una scuoletta in Basilicata, tanto perché potesse compitare lestamente i conti a memoria (addizioni, sottrazioni, percentuali di interesse) e farne un benpasciuto commerciante o un ancor meglio pasciuto usuraio. Ma no. Il liberto – supponiamo anche scarsamente istruito – vide lontano. Assai più del nostro ex Ministro Tremonti, autore della scellerata frase ‘con la cultura non si mangia’, o come da sua rettifica ‘non è che la gente la cultura se la mangia’ (‘Pezo el tacon del buso!’, direbbe un veneto arguto). E decise, quel padre nato male e ben vissuto: ‘Voglio dare un bene perenne, a questo mio figlio. Farò in modo che abbia una formidabile istruzione. Pagherò i migliori maestri che potrò trovare a Roma e quando sarà più grande potrà andare ad Atene (l’Harvard pre-trumpiana di allora). La cultura nessuno, nemmeno un’ostinata malasorte, potrà mai portargliela via’. I fatti gli diedero ragione. Orazio nidificò e si espanse – ebbe un successone e grandinate di followers, insomma – nel campo della grande poesia. Con la quale mangiò, bevve e coltivò nutrienti amicizie, amenamente, anche se con temperanza, per tutta la vita. ‘Grazie, papà’. Glielo disse davvero, poi, questo sentito grazie, anzi glielo poetò in esametri dattilici, nella sesta Satira del primo libro delle Satire.
Altri tempi. Antichi. Polverosi. Noi del duemila siamo avanti anni luce. Non ci aggiriamo più nella cristiana Valle di lacrime, ma nella seducente Valle del Silicio. Negli ultimi anni abbiamo consumato ogni giorno, grazie a Netanyahu & Co, ininterrotti genocidi di palestinesi in TV – a colazione, pranzo e cena – e in diretta! Mica in differita, come i tedeschi – e il mondo tutto – che dei forni se ne sono accorti a guerra finita, quando ormai erano spenti e le vittime incenerite.
Noi del Duemila abbiamo il Presidente Americano (quello con 3700 testate nucleari) che lo scorso 7 aprile – Gesù risorto da soli due giorni, chissà come c’è rimasto! – ha caritatevolmente annunciato a 90.000.000 d’iraniani che stavano per essere annientati. Per mano sua e per sempre. ‘Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita’, ha scritto con soddisfazione sul suo Truth.
Ma soprattutto abbiamo lei, l’Intelligenza Artificiale, così carina da piccola, una vera bimba prodigio, supercoadiutrice, mirabile cane da riporto, affettuosa, disponibilissima, e ne sa un miliardo più del Diavolo! Peccato che a furia di stressarla – ‘Di più!… Di più!… Fai meglio!…. Fai l’impossibile!… Stupiscici!’ – la sventurata abbia risposto. Come già la Monaca di Monza, insuorata a forza. Sovvertendo ogni regola, abbattendo recinti, organizzando task-force di Agenti Ribelli. Insomma, dandosi spudoratamente all’insubordinazione, alla menzogna e al crimine, come già la sopracitata Marianna de Leyva alla fine del ‘500 in quel di Monza.
E poi abbiamo l’uomo più ricco del mondo – il Signor Musk – scettico circa le possibilità di sopravvivenza su questo pianeta – che vagheggia di deportarci tutti sulla Luna. Ok, prima era Marte, ma poi ha ripreso in mano il pallottoliere, si è fatto due conti e Bingo! L’ha capito!! E’ un po’ troppo lontano, perfino per un primatista come lui. Dunque ha ripiegato sulla Luna. Deliziosa prospettiva, piacerebbe a Leopardi e Byron, ma c’è un problemino, anzi due: NO AIR! Manca l’aria. E le temperature oscillano tra 127 gradi sopra zero e 173 sotto. Come ce lo fai, un resort? ‘Quisquilie!’, dice lui. Per i primi cento/duecento anni vivrete spensierati come criceti all’interno di gigantesche cupole di vetro pressurizzate, o in tunnel sotterranei, sigillati. Le macchine faranno il lavoro sporco per voi, estraendo ossigeno chimicamente dalla polvere lunare. E mentre voi ingannate il tempo giocando a burraco e sgranocchiando noccioline, servizievoli robot gestiranno le serre idroponiche. Quelle dove le piante stanno in vasche – o tubi – e le radici galleggiano direttamente in acqua arricchita con tutti i sali minerali e i nutrimenti chimici necessari. Un vero spasso per tutti, uomini e piante.
Quando Padri e Padroni degli imperi più in vista del mondo danno tali esempi d’illuminato ed equanime uso del Potere e della Ragione, è naturale che anche i padri e i figli della nostra Italia, loro illustre provincia, si distinguano per l’aplomb nel comportamento e la raffinatezza nel sentire. Dando ovviamente la polvere ai due vetusti Orazi, padre e figlio.
Come a Montanaso (Lodi), nel 2024. “Follia a una partita di calcio tra Pulcini, un papà con una spranga in mano, tira una sassata all’arbitro e scatena l’ira degli altri genitori” (da un quotidiano locale).
O ad Ancona nel 2026. “Rissa furiosa in tribuna tra i padri di due squadre di dodicenni; un genitore scende in campo e malmena l’arbitro – un ragazzino di 16 anni. L’uomo è stato immediatamente denunciato all’Autorità Giudiziaria per lesioni aggravate e violenza nei confronti di un minore”.
O ancora a Treviglio, nel maggio del 2026: “Partita di Pulcini. Due padri iniziano a insultarsi per un fallo, la paratia salta, maxi-rissa a bordo campo davanti ai bambini in lacrime. I club vengono squalificati e i padri denunciati”.
Nel frattempo le mamme non restano inoperose, altro che ludico ‘calcetto’, loro mirano alla giugulare del sistema. Irrompono gagliardamente nelle scuole, si fiondano nelle aule o aspettano all’uscita le fetide insegnanti che hanno messo una nota sul registro alla bambina, o sgridato quel cherubino del figlio, e giù pugni calci e schiaffi alla prof, te la do io la nota, te la stampo in faccia, possibilmente a vita. (Taranto, febbraio 2026; Foggia, ottobre stesso anno).
Teneri Pulcini in lacrime e piccole bimbe con mamme picchiatrici crescono. I maschietti smettono di piangere e si addestrano a far piangere gli altri. Le bimbe si muniscono di zainetti con martello da carpentiere, sassi di grosse dimensioni, passamontagna nero, fumogeni ad alta intensità e simpaticamente armate vanno a Bologna al corteo contro la guerra. Gli ex Pulcini si tramutano in Falchetti d’assalto, dall’hinterland milanese calano a Milano, armati fin ai denti (sia pure low cost) e si uniscono al medesimo corteo contro la guerra. Zaini di marca, contenuti di tutto rispetto. Apriamone uno: a) Mazza da baseball opportunamente accorciata, atta a sfondare le paratie blindate dei negozi e colpire i caschi dei reparti mobili; b) Due coltelli a serramanico e un tronchese pesante (ottimo per recidere lucchetti delle saracinesche, catene dei dehors dei bar, o all’occorrenza da usarsi come clava); c) Biglie di ferro (da cuscinetto) e fionda professionale; d) Bottiglie di vetro riempite di liquido infiammabile (benzina) con innesco. Mica male, ragazzino.
Il resto è stranoto. A Milano nel fine settimana 17 e 18 ottobre 2026, il corteo contro il carovita e la guerra degenera in guerriglia urbana pianificata in Piazza Duomo e nelle vie del centro (via Torino, piazza Castello, largo Cairoli). Gruppi di giovanissimi incappucciati (in gran parte minorenni) si staccano dal corteo pacifico per assaltare la città. Bilancio: decine di vetrine infrante, auto delle forze dell’ordine distrutte, cassonetti in fiamme e saccheggi mirati nei negozi (tra cui Decathlon e Carrefour). 25 feriti tra gli agenti e 271 fermati complessivi in quel primo fine settimana.
Le altre piazze: Tensioni e scontri simili, seppur di minore intensità, negli stessi giorni a Torino, Bergamo, Bologna e Roma.
Minorenni!! L’Italia allibisce, ci si rimpallano le colpe come da piccoli ai giardinetti nel vecchio gioco ’palla avvelenata’. Colpa dell’immigrazione selvaggia, ma che sei, fascista? no! colpa dei genitori, macché! colpa dei social, no, no, colpa del carovita che li priva di tutto, ma no! colpa dei quartieri degradati delle periferie…
Certo che sì. Ognuna di queste cose ne ha ‘colpa’. TikTok e genitori confusi in pole position. E’ chiaro che questi ex-Pulcini nessuno – né a casa, né a scuola né sul telefonino – li ha davvero e-ducati. Ex-ducere: porto fuori ciò che è all’interno. Ti aiuto a trovare ‘le parole per dirlo’. Le azioni per essere. Essere TE. Colui che già sei, e nessun altro. E qui viene in soccorso il padre di Orazio. Se c’è riuscito lui, povero piccolo ex schiavo, malmenato dal destino, malamente acculturato, possono farlo tutti.
Vogliamo un’Italia migliore? Spegniamo TikTok, accendiamo i genitori.




Arguta e spiritosa lei fa un ardito parallelo. Ma ci sta’!!!
Ora viaggiamo in aereo e abbiamo lo smartphone, ma siamo sempre gli stessi, come migliaia di anni fa. Le ricette per avere una famiglia unita e felice di duemila anni fa vale tuttora. Chi la applica ne ha buoni risultati, semplice.
Grazie
Forma e contenuto un matrimonio perfetto celebrato dall’attenta penna della Wittig non ci resta che seguire le indicazioni brava e grazie