Da Sanremo a Fabio Fazio, il conformismo impera e vince. Non la rappresentazione della società, ma gradualmente e inesorabilmente, l’imposizione di un modello unico che deve costruire la società del futuro. Una strategia che diventa ancora più imperativa quando si tratta di aggregare i giovani.
Le provocazioni, va detto, ci sono sempre state, ma negli anni Sessanta-Settanta c’erano modelli da trasgredire, oggi è già tutto liquido, in decomposizione: da cosa ci dobbiamo affrancare, liberare? Attualmente, osannare il gender, il fluid, la nuova mistica dei diritti civili (basta che c’è l’amore), e il primato della mente sulla natura, è normale, scontato, ordinario. E già a suo tempo fior fiore di artisti alternativi, specialmente nella musica rock, hanno brillato per scandali e clamore (con ben altro spessore culturale).
Il vero rivoluzionario semmai oggi è il normale: quello che magari si presenta sul palco dell’Ariston e afferma che crede nella famiglia naturale, nel primato della vita, è contro aborto, droga, eutanasia, è orgoglioso di essere maschio e magari ama solo una donna, nel nome di quel principio obsoleto che si chiama fedeltà, mantenendo fede a una promessa.
Trasgredire a Sanremo secondo i precetti del laicismo e del progressismo, è puro conformismo. Ma dai giovani veniamo al Santo Padre.
Espulso di fatto da Sanremo (il battesimo di Achille Lauro), il papa, capo della cristianità, è intervenuto on line da Fabio Fazio, il salotto buono del politicamente corretto dominante, del conformismo radical di Stato, dove satira, ironia a senso unico, analisi di parte, sofismi ideologici e gli immancabili Burioni, la fanno da padrone.
La prima domanda è (lungi da chi scrive dire al Santo Padre cosa deve fare e come deve farlo, le domande che seguono sono per stimolare un dibattito costruttivo): un papa può o deve diventare un personaggio mediatico? E’ vero che i media imperano a 360 gradi, lo stesso Pontefice utilizza i social; e papa Giovanni Paolo II andò da Bruno Vespa. E’ vero che i conti con la modernità ognuno li fa a modo suo: ma il tema è che le istituzioni devono conservare qualcosa di sacro e sacrale, di distante dalla pancia della società, proprio per indirizzarla meglio. Il papa, i sacerdoti non sono assistenti sociali, o star tv, ma educatori. Devono sempre dire, con misericordia ciò che è bene e ciò che è male, senza bacchettare, ma con fermezza. Edith Stein, ebbe modo di sostenere che “non c’è verità senza amore, ma nemmeno amore senza verità”.
Andare in tv in un programma di parte, a chi conviene? E poi, a chi parla un papa? Alle nazioni, ai popoli, alle genti. Non a qualcuno, o attraverso qualcuno.
E allora, segue un’ulteriore riflessione: come si va correttamente in tv? Andarci sì, per colloquiare direttamente con le persone, ma magari a reti unificate, con tutta la Rai, oppure in un programma di approfondimento serio, non di intrattenimento, tra l’altro culturalmente orientato.
E cosa dire? Ecco un altro punto (una preoccupazione tecnica da comunicatore). Certamente domande concordate, ma è proprio questo che non è piaciuto a chi scrive.
Il tema non è Fabio Fazio, che pur con grande rispetto, si è compiaciuto per alcune frasi del papa, quasi legittimandole, ma gli argomenti: pace, umanità, perdono, migranti, ecologia. Stelle polari del pensiero unico.
Perché no, eutanasia, aborto, droga, gender, famiglia naturale, principi non negoziabili, su cui il Santo Padre si è espresso chiaramente? Evidentemente domande scomode che avrebbero creato un cortocircuito.
Intendiamoci, se la strategia del Papa è stata ed è, raggiungere gli atei, i non credenti, che ovviamente hanno apprezzato la sua partecipazione, con l’obiettivo di rivolgersi a quella scintilla di eterno che appartiene a tutti noi, (finché c’è quella, c’è speranza, e che c’è un tempo per tutti, come gli operai della Vigna del Signore), tutto giusto.
Ma il messaggio finale, purtroppo, nella percezione collettiva, senza coscienza formata, è stato quello di aver contribuito a confermare e rafforzare (ecco il timore), l’esistenza e la vittoria di un “cristianesimo senza Cristo”. Dove l’ambiente, la pace, l’accoglienza, l’integrazione, l’umanitarismo astratto, sono sganciati dal messaggio evangelico del Creatore, di Gesù e dalla dottrina (un’operazione vecchia come il cucco).
E’ come vedere un solo lato, quello che fa comodo al mainstream, azzerando il resto. Non dimentichiamo che il male non è il contrario del bene, ma è un bene deviato.
Chi ha organizzato e favorito l’evento, ne è consapevole? Quanti convertiti produrrà tale intervento e invece, quanta gratificazione per i Fabio Fazio italiani?



