Benedetto XVI, la reazione dei vescovi tedeschi che conferma il complotto

venerdì, 11 Febbraio 2022
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Non è stata accolta affatto bene la lettera di Benedetto XVI dai vescovi tedeschi. Il Papa emerito, in quello che è stato definito un vero e proprio testamento spirituale, ha risposto alle contestazioni che gli sono state rivolte nel rapporto sugli abusi nell’arcidiocesi di Monaco; l’accusa per lui è di non aver agito, o di averlo fatto in modo sbagliato, in relazione a quattro casi, all’epoca in cui  guidava la diocesi bavarese, dal 1977 all’inizio del 1982.

Ratzinger si assume la colpa delle proprie mancanze, dei propri errori, rimettendosi al giudizio di Dio che sente sempre più vicino; al tempo stesso esprime dolore e vergogna per le vicende emerse e chiede perdono alle vittime, come già fatto in passato nel corso di specifici incontri. Ma nel contempo il Papa emerito si difende dall’accusa di aver mentito sulle proprie responsabilità. Scrive infatti di essere profondamente rammaricato che una svista dei suoi collaboratori nella memoria difensiva, relativamente alla partecipazione ad un incontro in cui sarebbe stato deciso il destino di un prete accusato di pedofilia, “sia stata utilizzata per dubitare della mia veridicità, e addirittura per presentarmi come bugiardo”.

Ma ecco che da parte dei vescovi tedeschi è arrivata una reazione molto fredda, quasi stizzita, alla lettera di papa Benedetto, proprio a conclusione dell’assemblea sinodale della Chiesa in Germania. Assemblea che ha di fatto sancito un nuovo strappo con Roma, laddove si torna a chiedere, con un documento votato a maggioranza, di aprire alla possibile ordinazione delle donne e anche di concedere ai sacerdoti la possibilità di sposarsi abolendo l’obbligo del celibato. Tutte proposte che finora papa Francesco, pur dicendosi aperto al confronto e al dialogo, ha sempre considerato irricevibili. Da non dimenticare poi che diversi teologi cattolici ritengono gli stessi vescovi che hanno proposto l’ordinazione delle donne, scomunicati “latae sententiae”, cioè in automatico, in quanto l’ordinazione stessa delle donne sarebbe in aperto contrasto con la fede cattolica, e dunque un atto di eresia, come ribadito anche da Paolo VI.

La lettera di Benedetto è stata accolta da un’ondata di gelo. Il grande avversario di Ratzinger, ovvero il cardinale Reinhard Marx, attuale arcivescovo di Monaco, ha dichiarato: «Accolgo con favore il fatto che il mio predecessore nell’ufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga, il papa emerito Benedetto XVI, abbia commentato la pubblicazione della perizia in una lettera personale». Giudizio netto, asettico, ma da cui traspare chiaramente una velata colpevolizzazione di papa Benedetto. Più esplicito il vescovo Franz-Josef Overbeck di Essen: «Temo che la dichiarazione possa aiutare poco le persone colpite».

Ma, come riporta Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera, a dare fastidio ai vescovi tedeschi non sarebbe stata tanto la lettera in sé, ma il fatto che la stessa sia stata sottoposta, prima di essere divulgata, all’attenzione di papa Francesco e da questi approvata.

Scrive Vecchi: «Benedetto XVI, quando decise la rinuncia, promise subito obbedienza al successore. Prima di renderla pubblica, filtra dal Vaticano, il Papa emerito ha inviato il testo a Francesco perché lo leggesse. Nell’udienza di ieri, mentre parlava del senso del morire, il Pontefice ha citato a braccio la lettera: “Papa Benedetto diceva, alcuni giorni fa, parlando di se stesso, che è davanti alla porta oscura della morte. È bello ringraziare il papa Benedetto che a 95 anni ha la lucidità di dirci questo: Io sono davanti all’oscurità della morte, alla porta oscura della morte. Un bel consiglio che ci ha dato”».

Sappiamo bene quanto i vescovi tedeschi vedano con grande ostilità il rapporto fra Bergoglio e Ratzinger,  continuando a considerare il Papa emerito un grande ostacolo ai loro progetti di riforme. E molti accusano papa Francesco di essersi lasciato frenare spesso dal suo predecessore raccogliendone consigli e prudenza. Un’accusa opposta a quella dei tradizionalisti che invece accusano il papa regnante di voler a tutti i costi distruggere l’operato del suo predecessore. Finché Benedetto XVI resterà in vita per Marx e compagni sarà sempre un ostacolo. Ecco perché suona sospetto questo accanimento contro il Papa emerito, riportando alla luce vicende vecchie di oltre quarant’anni e pretendendo risposte precise ed esaurienti da un uomo di 94 anni che sta soltanto aspettando di incontrare Dio nell’aldilà.

Come ha dichiarato l’arcivescovo Georg Gänswein sempre al Corriere della Sera «c’è una corrente che vuole proprio distruggerne la persona e l’operato. Non ha mai amato la sua persona, la sua teologia, il suo Pontificato. E adesso c’è un’occasione ideale di fare i conti, come la ricerca di una damnatio memoriae. Molti purtroppo si lasciano ingannare da questo attacco vile, c’è tanto fango. Una cosa triste». E’ proprio questo l’obiettivo: infangare Ratzinger, sporcarne la memoria per consegnare alla storia l’immagine, non di un grande “padre della Chiesa” dei nostri tempi, ma quella di un personaggio torbido e contraddittorio. Un po’ come avvenuto con Pio XII, macchiato pesantemente dalla falsa accusa di essere stato indifferente al dramma del popolo ebreo durante la persecuzione nazista, dipinto addirittura come complice silente dell’olocausto, sulla base di ricostruzioni teatrali del tutto infondate e smentite da gran parte dei sopravvissuti.

Un gioco quello contro Ratzinger che da una parte sembrerebbe voler sporcare la sua immagine, dall’altro punterebbe ad obbligare papa Francesco a prendere le distanze da lui e isolarlo. Una trappola nella quale però il pontefice non è mai caduto.

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