Ucraina. Dietro la guerra fredda interessi molto caldi. Putin, vittima o carnefice?

martedì, 15 Febbraio 2022
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Tira aria di guerra tra Usa e Russia. Le dichiarazioni dei diretti interessati e i giornali ce lo dicono da giorni: sembra la stessa regia ansiogena del virus: in tragico crescendo rossiniano.

L’improvvisa accelerazione però, parte da lontano. E come tutte le guerre contemporanee lo scontro si svolge su diversi livelli: quello muscolare, quello mediatico e quello reale. Il primo, sembra un gioco di scacchi, tra (due) leader che mirano a snervarsi vicendevolmente. Re, regine, cavalli e alfieri, mossi e rimossi da mani superiori. Tradotto: manovre militari, sottomarini intercettati, caccia che violano lo spazio aereo, missili puntati, navi che girano per il Mediterraneo, satelliti che spiano e vedono tutto. Se proprio dobbiamo parlare di numeri, vediamo i pezzi, almeno quelli terrestri: 130mila le truppe schierate al confine con L’Ucraina (erano 100mila nelle scorse settimane). Poi, nell’ordine, 200mila soldati dell’esercito ucraino che conta anche su 900mila riservisti. Ma attenzione, i dati sono alterati dal “sostegno Usa”: aiuti militari per 2,5 miliardi di dollari (e non si tratta propriamente di apparati difensivi, piuttosto offensivi, tanto per rovesciare una certa narrazione pregiudizialmente anti-Putin).

Infine, 3mila soldati americani in arrivo in Polonia. E tutti i governi alleati (in primis, la solita Inghilterra) hanno detto che saranno pronti a fare la loro parte. Manovre di accerchiamento che hanno al momento solo un forte valore psicologico. Ma a forza di tirare la corda, il rischio è che qualcuno perda la bussola.

Da un lato, nella storia sono sempre stati i presidenti americani a dichiarare guerra. Il loro pacifismo ideologico, li porta inesorabilmente ad essere astratti e poco pragmatici (cosa che riesce meglio ai presidenti repubblicani). E a spingersi in formule belliche grottesche tipo la guerra di ingerenza democratica (il concetto di gendarme mondiale). E Biden non è da meno dei suoi predecessori.

Dall’altro, Putin accerchiato dal resto del mondo (salvo che dalla Cina), potrebbe decidere di cadere nella trappola. Con relativa crisi di nervi.
La guerra fredda mediatica, dal canto suo, si disputa su parecchi fronti. Sta girando una recentissima versione da film: battaglioni di fanatici neo-nazisti ucraini (filo-Ue) starebbero per attaccare le due piccole repubbliche filo-russe del Donbass (quella di Donetsk e di Luhansk). Un pretesto per suscitare le reazioni armata dei russi (magari con truppe irregolari o con guerriglieri jihadisti che pare si siano ammassati al confine).
Si può credere a tali fiabe? In clima di guerra tutto è possibile. Come le armi di distruzione di massa che avrebbe avuto Saddam; una scusa per attaccarlo.

E’, infatti da mesi che il mostro in questione è Putin che tra l’altro tenta di evitare una cosa che non è in discussione: l’Ucraina nella Nato.
Ma allora non resta che la ricerca di una difficile verità. Se si fa una guerra oggi, difficilmente la sua articolazione è con i mezzi convenzionali (l’esercito), al massimo è un conflitto nei cieli e cibernetico: con continue invasioni della rete e boicottaggi informatici dei sistemi di sicurezza. E l’altra domanda è: perché l’Ucraina fa tanto gola alle superpotenze? La risposta è ovvia: le fonti minerarie e energetiche (carbone, gas, manganese titanio, oro). Altro che aspetto politico.
Non a caso, tra le righe, tra una telefonata e l’altra, si scorge il vero obiettivo: la diplomazia e il patto sull’Europa di domani (proposta Biden), con reciproche concessioni. Ma l’Europa che partita farà? Deve continuare a subire le nuove mire americane o elaborare una strategia autonoma, visto che il rifornimento di gas le conviene? In tale ottica vanno inquadrati i tentativi di mediazione di Draghi, Macron e della Germania. Tentativi andati a buca.

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