Manifesto Federazione Italiana Liberi Editori contro i tagli all'editoria

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Qualche anno fa Gianni Riotta ricordò che Giovanni Spadolini, quando era direttore del Corriere
della sera, “obbligò la cartiera sarda a continuare a dare la carta al Manifesto, che pure
continuò ad attaccarlo tutti giorni. Perché era un democratico».
Oggi, purtroppo, sta accadendo il contrario.
Il vostro giornale sta per chiudere.
Come hanno già chiuso un trentina di testate nei mesi scorsi, e come chiuderanno a breve anche
altri 318 tra quotidiani e periodici. Nonostante i 15 milioni di lettori e gli sforzi di chi in questi
giornali ci lavora, credendoci.
Chiudiamo perché il Governo ha inflitto l’ennesimo taglio al fondo a sostegno del pluralismo
nell’editoria.
Chiudiamo portando i libri contabili in tribunale e rischiamo, insieme con gli altri piccoli
editori, involontari falsi in bilancio.
Perché questo taglio arriva a fine anno, a resoconti stilati ed approvati.
Chiudiamo tutti e andranno a casa circa 4.500 dipendenti diretti con un indotto di oltre 16.000
persone.
Una grande, incredibile, impresa italiana, costituita da tante piccole aziende, portatrici delle
diversità che fanno grande questo Paese è destinata al fallimento. L’intero comparto del non
profit, della stampa cattolica e dell’editoria cooperativistica, quella libera dai condizionamenti
dei poteri economici e finanziari è destinato a spegnere le sue tante voci. Il finanziamento
pubblico al comparto è passato in meno di 10 anni da circa 500 milioni di euro a meno di 50;
nessun settore ha subito tagli comparabili a quelli registrati negli stanziamenti a favore del F.I.L.E. federazione italiana liberi editori
Via Angelo Bargoni n. 78 – 00153 Roma tel. 06/68806898 – e-mail presidenza@fileitalia.it segreteria@fileitalia.it
pluralismo, ma tutto questo è passato sotto il silenzio calato dall’alto di chi sa che meno si parla,
meno si ragiona, meglio è.
Il bavaglio alla stampa non è solo il divieto a pubblicare le intercettazioni.
Peggio del bavaglio c’è il silenzio di un mercato tanto compiacente col potere quanto inflessibile
con chi, con la schiena diritta, lo critica da sempre.
La posta in gioco è cancellare tutto ciò che di indipendente – dalla cultura al cinema
all’informazione – produce questo Paese.Il risparmio della spesa pubblica è un’esigenza
indifferibile, é vero, ma massacrare un settore come questo è un’altra cosa. Non vi è stato alcun
serio dibattito né in Parlamento né nelle sedi istituzionali infliggendo un durissimo colpo al
pluralismo e alla libertà dell’informazione garantiti dai principi costituzionali, aggravando in
modo drammatico l’emergenza occupazionale che affligge il settore editoriale.
Delle nostre 7.656 pagine che non saranno più stampate ogni giorno, restano orfani quindici
milioni di lettori.
Ignorato l’appello e il monito del Presidente Napolitano di qualche anno fa, e di tanti come lui
che vedono nel pluralismo e nella differenza del pensiero un valore da tutelare.
L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea in cui il pluralismo è stato abbandonato a se stesso,
confondendolo con temi del tutto diversi, come il costo della politica o la governabilità del
Paese. E nonostante la stessa Europa individui nel pluralismo uno dei valori fondanti
dell’Unione. Si va verso il pensiero unico. Noi abbiamo fatto il possibile per raccontare in questi
anni quello che accadeva nelle nostre strade, nelle nostre città, nelle piazze, nelle parrocchie,
nelle comunità italiane all’estero.
Abbiamo provato a raccontare quello che raccontano gli altri con un’idea diversa.F.I.L.E. federazione italiana liberi editori
Via Angelo Bargoni n. 78 – 00153 Roma tel. 06/68806898 – e-mail presidenza@fileitalia.it segreteria@fileitalia.it
Ma qualcuno ha detto basta.
Quando ci sono troppi giornali non se ne avverte l’esigenza.
Ma quando ne rimarranno pochi, mancherà l’aria.
UN PO’DI CIFRE
Lettori medi: 15.000.000 circa. È questo il numero di italiani a cui sarebbe negato l’accesso
all’informazione locale o specialistica o sociale in caso di chiusura dei giornali no profit.
Occupati medi direttamente: 4.500 circa.
Occupati nell’indotto che si rischia di espellere dal circuito produttivo e di far ricadere sul
welfare: 16.500.
Pagine medie prodotte: 7.656 pagine al giorno di informazione che non ci sarebbero più.
Tasse, ritenute e contributi previdenziali versati all’anno: 20 milioni di euro.
Valore della produzione generato: 287.000.000 euro.
La spesa italiana di sostegno diretto o indiretto al settore ammontava nel 2008 (fonte
Università di Oxford) a 12,05 euro procapite all’anno. Nel 2012 tale spesa è stata ridotta a 6,74
euro. Nel 2013 la previsione di spesa è ridotta di oltre il 20%, quindi resta una spesa procapite
di poco più di 5 euro/anno. In Finlandia questo dato è pari a 1.307 euro procapite. In Francia
18,77 euro. In Gran Bretagna 11,68 euro. In Germania 6,51 euro.
Siamo gli ultimi in Europa per il sostegno all’editoria.

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