Bifest 2015: le mostre

Cultura

L’edizione 2015 del Bifest dedica due mostre a due maestri del cinema mondiale: Fritz Lang e Francesco Rosi.
La prima a cura di Angelo Amoroso d’Aragona in collaborazione con la Stiftung Deutsche Kinemathek e la Mediateca Regionale Pugliese si svolgerà al Teatro Margherita.
A quasi 40 anni dalla sua scomparsa (2 agosto 1976) al grandissimo regista austro-ungarico Fritz Lang, nato a Vienna il 5 dicembre 1890, emigrato nel 1933 in Francia e dal 1934 negli Stati Uniti per sfuggire al nazismo dopo aver realizzato in Germania i suoi primi grandi capolavori, verrà dedicata una retrospettiva pressoché completa dei suoi film europei e americani, curata da Felice Laudadio e dal regista, critico e storico del cinema Carlo di Carlo e realizzata con la collaborazione della Cineteca di Bologna e della Cineteca Nazionale, oltre che delle Teche RAI.
Considerato “il simbolo stesso del cinema” (Jean-Luc Godard), “il più grande maestro del cinema tedesco” (Sandro Bernardi), dal 1919 al 1960 Fritz Lang ha girato 15 film muti (i primi due sono andati perduti) e 27 sonori.
Ha attraversato il melodramma, le avventure da feuilleton, la storia edificante, la leggenda, la fantascienza, lo spionaggio, il poliziesco talvolta psicoanalitico, la commedia musicale e non, la testimonianza sociale, il western, il film resistenziale o di guerra, ma “la sua ricca personalità e la complessità della sua opera impediscono di schedare il regista sotto una semplice etichetta(Lotte Eisner). “Lo stile di Fritz Lang? – si chiede François Truffaut – In una sola parola: inesorabile. Ogni inquadratura, ogni movimento di macchina, ogni immagine, ogni spostamento d’attore, ogni gesto ha qualcosa di decisivo e di inimitabile”.
A Francesco Rosi, al suo cinema sempre così attuale, é dedicato il Bifest 2015 che oltre a proiettare le sue opere e tributargli  la mostra presso la Sala Murat in piazza del Ferrarese proporrà interviste e documenti d’epoca.
In programma infatti, “Memoria del cinema italiano. Intervista a Rosi” di Carlo Lizzani, Trent’anni dopo “La terra trema” dove Rosi ricorda la sua prima importante esperienza professionale al fianco di Visconti, il documentario di Gianni Minà del 1997 e “A sud di Eboli. Viaggio nel cinema di Francesco Rosi” di Aldo e Antonio Vergine a cura di Tullio Kezich che così parlava del “Professore” (come era chiamato a Cinecittà):

“Dobbiamo proprio a Rosi di aver portato il cinema sul sentiero giusto, di averci chiarito le idee, costringendoci a considerare la realtà dei fatti al di là delle deformazioni romanzesche e delle versioni ufficiali, di averci allenato al dubbio e alla vigilanza. Questo è ciò che fa un maestro e questo ha fatto per tutti noi Rosi attraverso il suo cinema […]

Vittorio Zenardi 

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