The Keeper Of Lost Causes

Recensione

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Si è tenuta ieri sera presso la Casa del Cinema di Roma, la prima serata del  Nordic Film Fest 2015 (16-19 aprile), rassegna che nasce con l’intento di promuovere la cinematografia e la cultura dei Paesi Nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia), a cura delle quattro ambasciate nordiche presenti in Italia e con la collaborazione del Circolo Scandinavo di Roma.
E’ stato proiettato il thriller danese The Keeper Of Lost Causes, del regista Mikkel Nørgaard, tratto dal pluripremiato best-seller dello scrittore Jussi Adler- Olsen  autore della serie noir della Sezione Q, pubblicato in Italia da Marsilio con il titolo La Donna In Gabbia.
Protagonista della pellicola é l’agente investigativo Carl Mørck ((Nikolaj Lie Kaas) trasferito al nuovo Dipartimento Q, dedicato ai casi irrisolti, dove si trova a lavorare con il suo nuovo assistente Assad (Fares Fares).
Nonostante ordini espliciti di limitarsi alla lettura dei casi, dopo un solo giorno di lavoro, il carattere testardo di Carl catapulta i due nel mistero della scomparsa di Merete Lynggard (Sonja Richter) una giovane e bella esponente politica, scomparsa da un traghetto cinque anni prima. L’unico testimone, il fratello cerebroleso della vittima, fu trovato in stato di agitazione, portando gli investigatori a classificare il caso come presunto suicidio. Non convinti di questa spiegazione, Carl e Assad si avventurano in un viaggio che li catapulterà sulle tracce di un killer psicopatico.
Nørgaard porta avanti una tipologia di thriller-noir scandinavo-danese che partendo da libri di successo (Uomini che odiano le donne) e serie tv ( The Bridge e The Killing), mostra sul grande schermo tutte le sue potenzialità.
Le atmosfere rarefatte e cupe, illuminate da cieli perennemente grigi, paiono essere lo specchio delle inquietudini esistenziali dei protagonisti.
La  tensione nasce dall’uso sapiente delle luci e delle ombre più che dalla sceneggiatura, che sembra a volte spiegare più del necessario.
Alcune scene mozzafiato, messe al punto giusto, come in ogni thriller che si rispetti, alzano il ritmo dell’opera salvandola da una piatta linearità.
La Danimarca si conferma un laboratorio alchemico, dove paure ancestrali, violenza e morbosità, si fondono per dare alla luce una materia grezza, che sotto le abili mani di autori come Lars Von Trier, diventa diamante.

Vittorio Zenardi

 

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