Youth – La giovinezza: recensione

Cinema Recensione

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Fred (Michael Caine), compositore in pensione e Mick (Harvey Keitel), regista ancora in attività, decidono di passare un periodo in un elegante albergo ai piedi delle Alpi.
Qui osserveranno le varie umanità che compongono la lussuosa struttura, rievocando il passato.
Con Youth – La giovinezza, Sorrentino conferma la sua maestria tecnica, creando immagini che contengono una coscienza dell’infinito, un’interiorità spirituale, dove la forma riecheggia il contenuto.
L’eleganza stilistica, formale, vista ne La grande bellezza, qui è come amplificata, tanto che qualcuno, parlando di “giochi di stile” l’ha classificata come un’opera ridondante, irritante.
A mio avviso, invece,  questa ricercatezza, questa volontà nell’inseguire sempre l’inquadratura perfetta, la carrellata suggestiva, il perfetto accostamento musicale, denotano un’urgenza espressiva, una visione, un linguaggio, che Sorrentino sente come l’unico possibile per dare dignità “artistica” alle sue rappresentazioni.
Tramite la figura di Mick, ci mostra le dinamiche interne che portano alla creazione di un film, nonchè il suo pensiero sull’industria cinematografica.
In fondo, come sosteneva il regista indiano Mani Kaul, la persona che sta girando il film é il vero argomento del film.
Youth, in questo senso, pare essere la sintesi del cinema del regista napoletano, riecheggia atmosfere a lui care “sistematizzandone” la sua poetica.
La stessa cura del “particolare”, la riscontriamo nella sceneggiatura e nella stesura dei dialoghi.
Ironici e divertenti, ma spesso velati di malinconia forniscono l’opera di un perfetto ritmo interno.
Un montaggio “mentale” ci porta nell’inconscio dei protagonisti, e crea un meccanismo dove l’immagine successiva non è quella che ti aspetteresti.
La musica, con la colonna sonora curata da David Lane assurge al ruolo di vera protagonista fino all’apice del epilogo finale.
Youth, chiede un’immersione nella visione, un assorbimento, perché solo così si può ottenere un rapporto vero, autentico e sincero con l’oggetto del nostro sguardo.
Le emozioni sono tutto quello che abbiamo“.

Vittorio Zenardi

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