Perché è stretta la via per trovare il Macron italiano

Politica

Non è originale affermare che i partiti tradizionali sono in difficoltà. Il cambiamento dell’ultimo decennio è stato radicale. Non esistono più le classi sociali le cui istanze sono state promosse dai grandi partiti. Nel Vecchio continente si ripropone la spaccatura che, secondo The Economist, «attraversa destra e sinistra, tra chi vuole un mondo globalizzato e libero e chi lo pensa cattivo e pericoloso».

Il prodotto di questa frattura è Emanuel Macron, il nuovo presidente francese uscito vincitore dal secondo turno contro Marine Le Pen, portabandiera dei partiti di destra (estrema o moderata) con posizioni nazionaliste e delle formazioni anti europee e anti establishment che si vanno affermando in molti Paesi europei.

La vittoria di Macron ha senza dubbio peculiarità determinate dalla situazione politico e sociale della Francia ma racconta molto bene la crisi dei partiti tradizionali. L’appartenenza a una delle due grandi famiglie politiche europee rappresentano un fardello pesantissimo per ogni aspirante leader. Macron ha tirato su in pochi mesi il movimento En marche,! praticamente un comitato elettorale senza strutture permanenti da partito tradizionale e con uno scarsissimo (quasi nullo) radicamento sul territorio.

Perché il neo presidente francese vanta già decine di emuli in giro per l’Europa? Perché ha trovato una formula che sembra in grado di arginare tutti quei movimenti politici che fanno della chiusura e dell’anti establishment il loro tratto fondamentale. Ha scritto Aldo Cazzullo sul Corriere: «L a Francia ha scelto il futuro, l’Europa, il mondo globale. E nella stessa notte ha fatto una scommessa coraggiosa al limite della temerarietà su un trentanovenne di bell’aspetto, che entra all’Eliseo senza mai essere stato eletto neppure in consiglio comunale. La seconda potenza europea ha affidato un assegno in bianco a un giovane che ha saputo andare contro lo spirito del tempo — il pessimismo, il populismo —, contro il vento della storia che dopo Brexit e Trump pareva spirare in tutt’altra direzione».

E l’Italia avrà il suo Macron? Difficile. Il profilo più simile è quello di Matteo Renzi ma l’ex premier ha scelto un’altra strada. Come ha scritto un acuto osservatore come Mario Sechi nella sua rubrica per il Foglio «Il problema di Renzi è il Pd, un partito che sembra finora incapace di aggregare voti, mentre Macron non ha un partito, è En Marche! lo sta inventando e può giocare sul fattore De Gaulle, allargare la sua maggioranza, fare mélange con le anime disperse della politica francese. L’elezione di Macron è uno shock, il modello di partito e programma scelto da Renzi ieri è invecchiato di colpo, sembra un residuato bellico del Novecento».

Ludovica Scarpone 

Condividi!

Tagged