I brutti conti di Snapchat e la guerra tra i big del Web

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In diretta dal suo ufficio in California Evan Spiegel ha comunicato al mercato i risultati finanziari del primo trimestre della sua Snap. Come previsto i mercati non l’hanno presa benissimo e il titolo ha perso dal 20% al 25% del suo valore, registrando il prezzo più basso dall’Ipo avvenuta a inizio marzo: poco più di 17 dollari ad azione, ben sotto i 27 del giorno seguente lo sbarco a Wall Street.

Ma perché i conti di una delle app più in voga del momento non sono buoni? Nel trimestre in esame, Snap ha perso 2,2 miliardi di dollari. Però sono altri i numeri che non convincono. L’applicazione di Spiegel viene utilizzata da 166 milioni di utenti al giorno.

Snapchat  è un’applicazione che permette di scambiarsi foto e brevi video (della durata massima di 10 secondi) che vengono cancellati automaticamente al termine della visualizzazione. In pratica, è molto simile a Instagram (di proprietà di Facebook) che, però,  ha annunciato il mese scorso di avere 200 milioni di persone impegnate quotidianamente nella creazione di “storie”.

Spiegel e la sua creatura stanno sperimentando sulla propria pelle la legge di Metcalfe, la regola che definisce il mercato di Internet. Come funziona la spiega Luca De Biase sul Sole 24 Ore: «Il più grande conquista quasi tutto un mercato nel quale prevale l’effetto-rete: se ciò che definisce un mercato è l’elaborazione, la memorizzazione e la comunicazione di informazioni, la tecnologia più usata ha un valore in sé superiore alle alternative e quel valore cresce con il numero di nodi». La competizione in rete non è tanto sulle quote di mercato, quanto sull’invenzione di nuovi mercati. Quindi, o Snapchat inventa davvero una sua categoria di prodotto che crea un nuovo mercato nel quale è leader, oppure faticherà a competere contro Instagram targato Facebook.

Ludovica Scarpone

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