Perché è grave l’ultimo pasticcio di Trump su Russia e Isis

Politica

Nella homepage della Cnn campeggia a caratteri cubitali una domanda che sempre più persone iniziano a farsi: «Trump è all’altezza del compito» («Is Trump up to the job?»). Il quesito è d’obbligo visto il pasticcio combinato dal presidente degli Stati Uniti nel giro di poche ore.

Con due tweet Trump ha ammesso di aver condiviso informazioni di intelligence con il ministro degli Esteri russo Lavrov durante il recente incontro alla Casa Bianca. Non ci sono alternative se l’ex tycoon non vuole perdere la faccia. Però il danno è fatto. Trump non poteva più negare ma adesso si prende la responsabilità delle conseguenze di smentire il suo staff che ieri aveva negato tutto. Il segretario di Stato Rex Tillerson il consigliere alla Sicurezza nazionale H.R. McMaster avevano diffuso comunicati per smontare l’articolo del Washington Post, affermando che nessuna fonte, metodo o operazione militare è stata oggetto di discussione durante l’incontro con Lavrov. McMaster aveva apertamente definito «falsa» la storia raccontata dal quotidiano.

Il Wp, citando attuali ed ex dirigenti Usa, sostiene che Trump ha rivelato una informazione altamente classificata al ministro degli esteri russo e all’ambasciatore durante il loro incontro alla Casa Bianca la scorsa settimana, mettendo in pericolo una fonte di intelligence sull’Isis. L’informazione riguarderebbe la minaccia legata all’uso dei laptop in aereo. L’informazione, scrive il Wp, era stata fornita da un partner americano attraverso un accordo per la condivisione dell’intelligence considerato così delicato che i dettagli non erano stati resi noti agli alleati ed erano stati tenuti altamente riservati anche all’interno del governo americano. Il partner inoltre non aveva dato il permesso per condividere il materiale con la Russia. Dopo la rivelazione, dirigenti della Casa Bianca avrebbero preso misure per contenere il danno, chiamando la Cia e la Nsa. «Questa è una parola in codice», ha commentato un dirigente Usa usando la terminologia usata dalle agenzie di intelligence americane per indicare il livello più alto di segretezza. E ha aggiunto che Trump «ha rivelato più» informazioni all’ambasciatore russo di quante abbiamo condiviso con i nostri alleati.

Come ha scritto il vicedirettore del Post, Francesco Costa: «Di certo per la Casa Bianca c’è un problema politico che diventa ogni giorno più gigantesco: prima l’indagine senza precedenti sui presunti rapporti di collaborazione fra il comitato elettorale di Trump e la Russia, che sta accelerando e dovrebbe portare presto ai primi mandati di comparizione; poi la decisione – anche questa senza precedenti – di licenziare il capo dell’FBI, cioè il supervisore di quell’indagine, dando motivazioni contraddittorie per poi ammettere che Trump non era contento dell’inchiesta sulla Russia; poi l’incontro anomalo con i russi nello Studio Ovale e infine la rivelazione ai russi di informazioni così delicate e pericolose che erano state nascoste persino ai paesi alleati degli Stati Uniti».

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