Musei, le ragioni di Franceschini (e quelle del Tar)

Arte

Il Tar del Lazio boccia la nomina di cinque dei venti nuovi super-direttori, anche stranieri, dei musei italiani. «Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio»,  così ha commentato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini.

Per i critici dell’operato dei giudici amministrativi, il Tar avrebbe agito al di là del proprio ambito. Lo ha spiegato in maniera efficace l’avvocato esperto di diritto amministrativo Gianluigi Pellegrino, contattato a Repubblica: «Non siamo di fronte a un concorso ma a una scelta fiduciaria, anche se previo pubblico avviso. È quindi il ministro, che per altro si è avvalso dell’ausilio di una commissione di esperti internazionali, ad avere l’ultima parola nelle nomine dei direttori dei musei statali. Non molto diversamente da un’azienda che sceglie il suo manager. Gli aspiranti esclusi non possono pretendere di rimuovere quella nomina, ma al più chiedere eventuali danni solo in caso di condotta sleale di chi ha conferito l’incarico». A criticare la sentenza anche Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, che sul Foglio ha scritto che: «Il diritto europeo consente la nomina di cittadini stranieri come direttori di musei anche statali.

Interessante, e a sostegno della tesi contraria, Jacopo Tondelli, direttore de Gli Stati Generali: «A chi abbia la pazienza di leggere le due sentenze “incriminate”, tuttavia, alcune note balzerebbero agli occhi, per differenza, sia rispetto alla propaganda di politici legittimamente interessati sia rispetto alla frettolosa recezione giornalistica delle sentenze stesse. L’argomento che ha dato il titolo a quasi tutti gli articoli comparsi in rete, ad esempio, secondo il quale “per il Tar” non potevano partecipare al concorso cittadini stranieri è, nelle motivazioni delle sentenze, ultimo, e non primo. Altre censure erano state poste prima, dai ricorrenti, e accolte dai giudici amministrativi. Ad esempio, secondo il Tar, era in violazione di diverse leggi il fatto che i colloqui di esami avvenissero a porte chiuse e quindi senza l’adeguato controllo e trasparenza. Peraltro, si sottolinea nelle sentenze, la stessa amministrazione contro cui è stato presentato il ricorso non ha eccepito nulla sul punto, ammettendo di fatto la circostanza di fatto (i colloqui a porte chiuse) che violava le regole che imponevano invece modalità diverse».

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