Cosa succede adesso con la legge elettorale (e con il governo)

Politica

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Sembra ormai appartenere al passato il patto tra Pd-M5S-Fi e Lega. A tarda mattinata il dem Emanuele Fiano scandisce: «La legge elettorale è morta, e l’hanno uccisa i 5 Stelle». Non promette niente di buono. Fiano è il relatore della riforma e parla dopo la débacle in Aula del patto a quattro, nel voto a scrutinio segreto che per un attimo si è fatto vedere a tutti. Ma i grillini lasciano una porta aperta: «Da irresponsabili far cadere la legge elettorale per colpa del Trentino» dichiara Roberto Fico, riferendosi all’emendamento diventato il casus belli di una mattinata politicamente molto movimentata.

Un emendamento di Fi alla legge elettorale passa contro il parere contrario della commissione. Dai banchi di M5S si urla «Libertà, libertà». I franchi tiratori sono entrati in azione. Poi il caos: l voto sull’emendamento “incriminato” alla legge elettorale approvato nell’Aula della Camera contro il parere della commissione scatta il “giallo” del tabellone. Questi i fatti: la presidente Boldrini indice la votazione specificando che è a scrutinio segreto. Ma sul tabellone invece di spuntare le palline tutte azzurre, come accade per le votazioni segrete, spuntano le palline rosse e verdi, come accade per quelle palesi. Si scorgono dei voti favorevoli nei banchi del Pd e di Fi.

A ricostruire tutto è Il Post: PD e Movimento 5 Stelle si accusano reciprocamente di essere i responsabili di questa situazione ed entrambi sostengono che quello che il tabellone ha mostrato per un istante sia la prova delle loro accuse. In qualche modo, hanno ragione entrambi. il tabellone durante il voto segreto e quello con il voto palese, mostrato per errore. I puntini rossi rappresentano chi ha votato “no” a un emendamento che avrebbe cambiato il testo della legge elettorale su cui i quattro principali partiti si erano accordati; quelli verdi sono quelli che hanno votato sì. Nel terzo spicchio da destra del tabellone col voto palese si vede che il Movimento 5 Stelle – che occupa quell’area della Camera – ha votato in gran maggioranza per il “sì” all’emendamento, cioè contro gli accordi presi con gli altri partiti. L’emendamento era considerato una questione minore e riguarda il funzionamento della legge elettorale in Trentino-Alto Adige. Se però la maggioranza ha perso un voto su una questione minore, dicono in molti, è impossibile che riesca a tenere quando si dovranno votare emendamenti più delicati e controversi. Le procedure di voto al momento sono state sospese e l’intera legge potrebbe essere rimandata in commissione e quindi bloccata. La scelta del Movimento 5 Stelle di votare “sì” all’emendamento – e quindi contro l’accordo che aveva trovato con PD, Forza Italia e Lega Nord – è in realtà una sorpresa solo parziale. Pochi minuti prima, infatti, il deputato del Movimento 5 Stelle Riccardo Fraccaro aveva fatto un discorso molto favorevole all’emendamento, senza però dire che il suo gruppo avrebbe votato a favore. E pochi giorni prima, in commissione (dove si prepara la legge che sarà poi votata in aula) il Movimento 5 Stelle aveva accettato il ritiro di emendamenti simili a quello votato oggi ma lasciando intendere che non considerava la questione del tutto chiusa.

E adesso che succede? Secondo Alessandro De Angelis «i renziani vivono l’incidente con senso di liberazione. E mandano messaggi a Mattarella: “Al voto con la legge che c’è». Su Huffington Post si legge che si innescato: «un crescendo anche sul Parlamento che non riesce più a fare nulla, già diretto alle orecchie del capo dello Stato. Il Renzi pensiero è che a questo punto non può fare finta di niente: Mattarella ha chiesto una legge elettorale, il Pd ha fatto il tentativo, l’accordo votato dall’80 per cento delle forze politiche è franato, dunque, che fare di fronte a un Parlamento che non è in grado di proseguire? Votare, appunto, con la legge che c’è, aggiustata con un decreto sui punti che ha cuore Mattarella». Su Formiche il direttore Michele Arnese dà una lucida spiegazione sulla rottamazione del “germanellum”: «Chi aveva interesse veramente a un accordo sulla legge elettorale, il germanellum, per andare al voto al più presto? Matteo Renzi. Soltanto Matteo Renzi, smanioso di tornare a Palazzo Chigi. Non Beppe Grillo: il Movimento 5 Stelle da un lato non ha bisogno di stringere accordi con alcuno, neppure per concordare una legge elettorale, e dall’altro pensa (sondaggi alla mano) che la sua spinta progressiva elettoralmente non è finita, quindi meglio votare l’anno prossimo. Non Silvio Berlusconi: Forza Italia non è pronta per allestire una lista variegata e eterogenea che possa andare ben oltre il 10 per cento e non ha ancora trovato una faccia con appeal mediatico da presentare come candidato premier. Non Matteo Salvini: per le stesse ragioni del Movimento 5 Stelle».

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