FUSIONE E AUTONOMIA

In Rilievo Salute

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L’amore viene spesso associato all’idea di “divenire una cosa sola”. Partendo da questo desiderio di unità, concetti come “essere autonomi”, “distanziarsi” appaiono l’esatto contrario dell’amore e sono vissuti come minaccia per il rapporto.

In realtà l’amore simbiotico è la vera minaccia per la relazione di coppia in quanto non segue le regole naturali del divenire. Il modello simbiotico di relazione, trasforma il rapporto in una prigione, in una gabbia che avvolte viene percepita dorata e coinvolgente ma che in realtà pretende inconsciamente , subdolamente, che uno dei due soggetti o entrambi rinuncino al loro essere, alla loro individualità. La dinamica simbiotica si basa sul sacrificio.

Nonostante l’unione percepita e desiderata, i due soggetti restano individui separati e la loro individualità cercherà, senza il loro permesso e consenso, di emergere e di farsi valere prendendo un posto all’interno del rapporto simbiotico , modificando il precedente equilibrio e contrastando la richiesta inconscia di sacrificare l’individualità stessa.

Per questo motivo la coppia simbiotica si ritroverà a vivere un turbinio emotivo che sarà in contrasto con le emozioni precedentemente vissute e che sfocerà nell’attivazione di furibondi litigi e la sessualità a non trasmetterà più la gioia iniziale. 

I rapporti sessuali che sopravviveranno, molte volte, verranno messi in atto solo per senso del dovere e poiché il più  delle volte l’esperienza sarà frustrante, si moltiplicano i motivi per “amarsi” sempre meno.

Un’ altra forma in cui l’individualità metterà in atto la sua protesta è tramite l’insorgere di sintomi fisici inspiegabili ed improvvisi: allergie, intolleranze alimentari, disturbi di stomaco, sonnolenza diurna, difficoltà respiratorie, aumento di peso, alterazioni emotive, emicranie, affaticamento..

Queste possono essere contromisure messe in atto dall’inconscio contro l’estinzione della nostra individualità. I segnali corporei sono chiari ma spesso non vengono interpretati correttamente.

Sopprimere la proprio personalità, negare i propri bisogni, sminuire i desideri, mettersi su un piano di subordinazione , cercare di accontentare il proprio compagno-a sempre ed in ogni momento significa fingere. Fingere con noi stessi, nella relazione e con la persona che diciamo di amare.

Fingere e amare sono due concetti che non dovrebbero avere nulla in comune eppure molto spesso sono vicini, complementari, sono la base di relazioni di coppia. Fingere porta solamente alla morte della relazione e del nostro Essere. Non serve per amare di più o in modo più profondo. Sacrificarsi non porta a proteggere il partner, a diventare degli ottimi altruisti. Mettere in atto il sacrificio, anche se è in nome dell’amore, porta solo ed esclusivamente a togliere dignità a se stessi, alla persona amata , alla relazione stessa.

Senza individualità, dignità non si può amare, accogliere , ascoltare e perciò crescere , vivere ed evolversi.

E’ il cambiamento la fiamma ardente della relazione, la simbiosi, la staticità è l’acqua che raffredda il tutto. Come la vita è un continuo divenire cosi la relazione di coppia deve seguire le stesse orme. La relazione ha bisogno di movimento, di scambio emotivo, di stimoli, di nuove frontiere da raggiungere e di nuovi equilibri da creare.

 La relazione segue le regole della vita: non può tornare in dietro ma andare solo in avanti, non può fermarsi, ha bisogno di crescere, di input, di spazio, di mobilità.

Il movimento della relazione può essere, in modo grossolano, suddiviso in quattro “fasi” e proprio tramite queste è possibile creare un percorso di conoscenza e crescita nei confronti di noi stessi, dell’altro e della dinamica stessa, imparando a vivere le emozioni in modo sempre più profondo, ampliando la consapevolezza e la coscienza individuale.

Accogliendo in modo naturale le “regole della vita” e perciò della relazione individualità, autonomia, amore e fusione potranno coesistere generando una crescita individuale emotiva e di autostima.

 L’individualità genererà la capacità di amare e l’autonomia creerà la fusione. Le fasi della relazione si susseguiranno ciclicamente generando un continuo movimento dinamico dove la chiusura coinciderà e genererà l’apertura di un nuovo piano evolutivo proprio come succede per la vita.

La prima fase viene definita “fase dell’innamoramento” in cui tutte le energie e capacità individuali si sviluppano ed emergono all’ ennesima potenza. Le paure inconsce si fanno da parte entusiasmo ed eccitamento divengono i re assoluti. Il corpo si risveglia dal torpore, la mente è aperta al possibile e il cambiamento diviene per noi, la strada che più desideriamo percorrere. Ci sentiamo in sintonia con l’altro e tutto davanti ai nostri occhi diventa possibile.

La felicità e la gioia ci accompagnano nel quotidiano e il desiderio diviene unico motore. In questa fase iniziale ci sentiamo protagonisti assoluti della nostra vita .

E’ per questo che molto spesso, si cerca, erroneamente, di prolungare il più possibile questo tempo ma non bisogna confondere una visione iniziale con una visione totalitaria. L’innamoramento serve a metterci in cammino, e non è il cammino stesso, per poi iniziare a costruire, attraverso le altre fasi, la relazione, il rapporto, la nostra crescita personale.

Terminato questo primo tempo si passa alla fase successiva quella definita “fase dell’opposizione” in cui i partner iniziano a scoprire, a vivere e percepire i limiti umani dell’altro.

L’idillio iniziale di perfezione lascia lentamente posto alla realtà generando un piccolo ma importante squilibrio emotivo. Si passa, così, da colori brillanti dell’innamoramento, a colori pastello ed in alcuni casi ai colori scuri. Le paure si riaffacciano cosi come il bisogno di controllo. L’impossibile inizia a lasciare spazio al bisogno di certezza.

L’altro ci appare diverso, le sue richieste possono essere vissute come limitazioni, i limiti umani possono essere percepiti come richieste di sacrifici da compiere. Tutto questo appare nuovo, inaspettato e può portare la persona a chiudersi in se stessa in attesa che torni la fase iniziale, quella bella ed eccitante o a scegliere di chiudere la relazione stessa nell’immediato.

E’ importante, invece, accogliere questa nuova visione ed imparare, con amore, a sommarla a quella precedente. Ne la prima e neanche la seconda sono quelle veritiere ma è il loro connubio , la loro unità che creerà una visone più matura ed amplia dell’altro, di noi e della relazione.

La chiusura di questa seconda fase apre le porte a quella conseguente “fase della distanza” in cui ogni individuo deve avere il coraggio di sostenere il bisogno, nonostante l’amore dichiarato, di un angoletto tutto per se, una propria isola felice dove poter andare senza essere accompagnato dal partner. Un piccolo proprio mondo dove potersi ritirare nel momento opportuno per scaricarsi emotivamente.

Un posto in cui lasciar andare, con rispetto, il ruolo acquisito nella relazione amorosa, in cui concedersi la libertà di ascoltare i nuovi bisogni emergenti, in cui stare in contatto con la propria individualità e ricaricarsi energeticamente. Un luogo in cui lasciarsi andare per poter ritrovare la voglia di accogliere se stesso, l’altro, la vita, la relazione ancora una volta. E’ un luogo importante, fondamentale.

Solitamente, per le donne, questa isola felice è data da relazioni amicali, dal ballo, dall’arte , dalla musica, dalla religione, da piccoli viaggi solitari o in compagnia di una amica specifica. Per gli uomini, solitamente, è vissuta tramite sport estremi e non, raduni, aggregazioni con amici, viaggi in compagnia.

Per entrambi sono poche ore o giornate che creano quella giusta distanza dall’altro che da l’opportunità di elaborare, capire e attivare la propria individualità e far riemergere la voglia di desiderare e  tornare a creare.

Questo processo di delimitazione, accolto senza giudizio e con rispetto da se stessi e dall’altro, attiva la quarta fase quella definita “fase del riavvicinamento” in cui i partner si ritrovano con il piacere e non il bisogno di abbracciarsi e viversi.

Questa fase, in alcuni aspetti, è simile a quella dell’innamoramento, le emozioni vissute sono profonde e potenti e l’unione che si assapora sorge su sentimenti di gratitudine, fiducia, leggerezza arrivando ad un punto in cui fusione ed autonomia vengono percepiti come ingredienti complementari per amare e far coesistere l’amore per se stessi con l’amore per l’altro. La condivisione riprende spazio cosi come l’entusiasmo e la gioia. L’altro viene riconosciuto nella sua identità e amato per la sua unicità e imperfezione umana.

Vivendo queste quattro fasi ogni singolo individuo è cresciuto emotivamente ampliando il suo bagaglio percettivo e di consapevolezza portando la relazione di coppa a radicarsi e a percepirla stabile e profonda. Ognuno dei due individui è intero, autocentrato ma allo stesso tempo, si sente unito all’altro.

Nulla è stato sacrificato e tutto è stato ampliato. Ognuno affrontando le quattro fasi, crescendo e prendendosi la responsabilità della propria vita ha potuto generare la relazione e camminare nel sentiero dell’amore in ogni sua sfaccettatura.

Fusione e individualità divengono gli ingredienti fondamentali per creare, mantenere e far crescere una relazione di coppia che sa di buono e che fa bene ai suoi protagonisti principali.  

Dott.ssa Pamela Argenio
Psicologa, Psicoterapeuta

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6 thoughts on “FUSIONE E AUTONOMIA

  1. Tematica interessantissima e
    Centrale nella vita di ogni coppia ma anche per tutti gli altri.i aiuta a capire il
    Omento he stai passando e
    Non giudicarlo o giudicarti come sbagliato

  2. Articolo calzante ed Illuminato sulle problematiche delle coppie odierne. La giusta visione per un Rapporto di coppia sano, equilibrato e duraturo, in cui ogniuno arricchisce se stesso.

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