I lavoratori Lego perdono i pezzi

Cronaca

Il gruppo Lego, in difficoltà per il calo delle vendite negli Stati Uniti e in Europa, ha annunciato il taglio di 1.400 posti in tutto il mondo, circa l’8% della sua forza lavoro. Nel primo semestre il colosso dei giocattoli danese ha registrato un calo del fatturato del 5% a 14,9 miliardi di corone (2 miliardi di euro) e un calo del 3% del risultato netto a 3,4 miliardi.

La notizia colpisce anche perché si tratta di una delle aziende più floride del mondo che aveva chiuso il bilancio 2016 con i ricavi più alti della storia del gruppo, raggiungendo i 37,8 mld di corone danesi (circa 50 mln di euro). E’ soprattutto una delle aziende più famose al mondo: secondo alcuni calcoli, si contano 86 ‘mattoncini’ per ogni persona al mondo. Nato come giocattolo per bambini, è diventato poi senza età ed è materia e fonte di ispirazione artistica: ad esempio alcune creazioni sono esposte al Moma di New York. Hanno addirittura quasi 90 anni, e i giocattoli più amati dai bambini (e non) sono sopravvissuti alla recessione globale scoppiata dieci anni fa ma arrancano di fronte alla concorrenza delle app sugli smartphone e dei videogames. Fatto sta che per la prima volta dal 2004, il gruppo ha chiuso il primo semestre dell’anno con le vendite in calo.

Le vendite hanno rallentato negli Stati Uniti e poi sono risultate in calo, così come in Europa mentre in Cina continuano a registrare aumenti a due cifre. Ma non è solo la concorrenza dei videogames: in effetti negli ultimi cinque anni, proprio per far fronte al forte incremento dei ricavi, era stata costruita un’organizzazione molto complessa per sostenere la crescita a doppia cifra. Il ceo del gruppo Jorgen Vig Knudstrop ha annunciato che è stato quindi premuto il bottone ‘reset’ per l’intero gruppo: “Vale a dire – ha spiegato – che costruiremo una struttura più piccola e meno sofisticata di quella che abbiamo oggi, in modo da raggiungere più bambini possibile”. Tra le iniziative previste, anche la possibilità di combinare “l’esperienza fisica del costruire con quella digitale”.

E’ dunque una nuova sfida quella che attende il gruppo danese, fondato nel 1916 grazie all’intuizione di un falegname, Ole Kirk Kristiansen, che iniziò prima a produrre miniature di arredi interni. Nel 1932, quando coniò il nome “Lego” (che deriva dall’unione delle parole danesi ‘leg godt’, e cioè “gioca bene”), iniziò a costruire giocattoli e l’attività si rafforzò in seguito anche grazie all’utilizzo della plastica. Nei successivi decenni, anche con l’introduzione dei mini-personaggi con arti orientabili (nel 1978) il successo divenne mondiale. Fu nel 2003 che l’azienda accusò serie difficoltà economiche, con 344 milioni di dollari di perdite e un calo delle vendite di oltre il 30%. Una crisi generata non solo da decisioni di mal gestione ma soprattutto dalla concorrenza dei prodotti cinesi e dal boom delle console di videogiochi. Davanti alla prospettiva di una bancarotta che sembrava inevitabile, il management si rimboccò le maniche, dando luogo ad un ripensamento proprio del prodotto, legandolo a personaggi famosi. Di qui una serie di accordi con Hollywood, Lucas Film, Dc Comics, Disney e Warner Bros per creare nuove linee di prodotto: ad esempio Star Wars, Indiana Jones, Batmat o i Pirati dei Caraibi. L’idea è risultata vincente, e le vendite sono salite col tempo del 20% ogni anno.

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