Gentiloni e l’Italia arrabbiata che non vuole più leader

Politica

Un’Italia arrabbiata con il potere ma desiderosa di stabilità. E’ questa la fotografia scattata dal sondaggio realizzato da Demos & Pi, pubblicato oggi su Repubblica. Il dibattitto politico, più acceso che mai, rispecchia l’orientamento elettorale italiano. Insofferente, ma allo stesso tempo alla ricerca di un equilibrio politico, economico e sociale.

A due mesi dalle elezioni regionali in Sicilia e a un mese al referendum consultivo sull’autonomia della Lombardia e del Veneto, un dato salta all’occhio: il Movimento 5 Stelle primeggia con il 28,1% delle preferenze come partito più votato alla Camera, qualora ci fossero oggi le elezioni politiche nazionali. Un aumento di ben due punti se paragonato allo scorso giugno. Lo segue, ma non con lo stesso andamento, il Pd, con il 26,8% – 26,3% tre mesi fa. È evidente una crescita dei consensi per il M5S, che ne esce rafforzato.

La Lega Nord si piazza al terzo posto con il 13,6% – in leggero calo rispetto a giugno – lasciando indietro di poco Forza Italia (13,2%). In discesa Mdp, Sinistra Italiana, Campo Progressista e Alternativa Popolare, mentre sale leggermente Fratelli d’Italia-An.

Per quanto riguarda l’indice di gradimento dei leader, Gentiloni scavalca tutti. Nel mese di settembre, la fiducia degli italiani verso il premier si assesta al 49% (45% tre mesi fa). A seguirlo ci sono Emma Bonino dei Radicali con il 43%, Luigi Di Maio – 37% nonostante le numerose polemiche – il leghista Matteo Salvini (37%) e, a pari merito, Giorgia Meloni e Matteo Renzi (35%).

E proprio l’ex presidente del Consiglio conquista il primo posto nella classifica di chi dovrebbe guidare la leadership di centro-sinistra – composta da Pd, Mdp, Sinistra Italiani, Campo Progressista e altri partiti – raggiungendo il 41% delle preferenze degli elettori. Discorso simile vale per il M5S, dove a dominare come candidato premier ci sarebbe con il 59% Di Maio. A guidare la coalizione di centro-destra, formata da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e altri gruppi, potrebbe esserci il segretario federale della Lega Matteo Salvini, con il 35% dei consensi.

Infine, un dato che affiora dal sondaggio e da non sottovalutare è la difficoltà di molti elettori, che non sanno o non vogliono rispondere all’offerta politica.

Dall’analisi svolta dai sondaggisti di Ilvo Diamanti emerge, però anche un altro dato molto interessante. Perché Paolo Gentiloni è il politico più popolare d’Italia, mentre il partito che l’ha messo a Palazzo Chigi perde consensi a ogni sondaggio? Fa notare Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta: «forse dobbiamo abituarci all’idea che l’Italia è cambiata, di nuovo. Che questo non è il Paese che vuole avere un vincitore dopo le elezioni, un primo ministro con più poteri di Spiderman, un’agenda di riforme in grado di rivoltarlo come un calzino e regolamenti parlamentari che consentano di farlo alla velocità massima possibile. Meglio: l’ha voluto, per un quarto di secolo. Da quando ha detto Sì all’abrogazione delle preferenze multiple nel referendum del 9 giugno 1991, primo colpo inferto alla partitocrazia della Prima Repubblica, a quando ha detto No alla riforma costituzionale di Matteo Renzi, il 4 dicembre del 2016».

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