Come il voto in Germania peserà sull’Europa e sull’Italia

Esteri

Il 24 settembre ci saranno le elezioni politiche in Germania: quelle in cui si voterà per eleggere i nuovi membri del Bundestag, il parlamento federale tedesco, che a sua volta eleggerà poi il nuovo cancelliere. La Germania è la prima economia d’Europa e negli anni post crisi ha mostrato la capacità di determinare la politica economica degli stati membri della Ue. Berlino ha fatto dell’austerity e del rigoroso controllo dei conti pubblici il pilastro della sua posizione a Bruxelles imponendo la propria linea agli altri stati membri.

La netta favorita di questa tornata elettorale è Angela Merkel, che ha 63 anni ed è in carica dal 2005. Merkel è appoggiata dalla CDU, il partito di centro/centrodestra che da anni domina la politica tedesca. Il suo principale sfidante è Martin Schulz, che ha 61 anni, è il candidato del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD, di centrosinistra) e che fuori dalla Germania è noto soprattutto per essere stato presidente del Parlamento Europeo.

 

Merkel è il leader più popolare della storia recente della Germania e ha guidato il paese nel suo periodo di maggiore stabilità e crescita economica, dovendo tra le altre cose occuparsi del rischio di default della Grecia, della guerra in Ucraina e dei molti migranti che arrivano in Europa e in particolare in Germania. È nata ad Amburgo, quando la città faceva parte della Germania Ovest, ma è cresciuta Repubblica Democratica Tedesca, a est. Ha partecipato attivamente alla spinta democratica che portò alla caduta del Muro di Berlino ed è diventata ministro per la prima volta nel 1991, nel primo governo della Germania unita di Helmut Kohl. Nel 2005 divenne cancelliera per la prima volta, succedendo a Gerhard Schröder. Quando vinse le elezioni per la terza volta, nel 2013, ottenne il migliore risultato per la CDU degli ultimi 25 anni. Insieme con gli alleati del CSU, Merkel ottenne il 41,5 per cento dei voti, mancando per soli 5 seggi la maggioranza assoluta in Parlamento. In campagna Merkel ha promesso di ridurre ulteriormente il tasso di disoccupazione – che attualmente è al 5,5 per cento, uno dei livelli più bassi d’Europa – e portarlo al 3 per cento; ha proposto un modesto taglio delle tasse per la classe media e un lieve aumento per i più ricchi, quelli che guadagnano più di 232 mila euro l’anno. Per quanto riguarda l’immigrazione, nel programma non si parla di “quote massime” di migranti che il paese può accogliere, come voleva la CSU, ma propone di incentivare l’accoglienza per gli immigrati con maggiori competenze, i cosiddetti “skilled workers”. È un programma ritenuto centrista e moderato, in continuità con gli anni passati. Per molti analisti, è proprio questa capacità di apparire costantemente pragmatica e rassicurante ad aver garantito a Merkel il suo lungo successo.

Schulz 61 anni e una lunghissima carriera all’interno dell’SPD, al quale si iscrisse a 19 anni. La sua carriera politica è iniziata nel 1987, quando divenne sindaco di Würselen, una città di circa 40mila abitanti. Mantenne l’incarico per una decina di anni proseguendo intanto la sua carriera all’interno del partito. Dopo una decina di anni passati da eurodeputato, nel 2012 fu eletto presidente del Parlamento Europeo, mentre alle elezioni europee del 2014 fu scelto dai socialisti come candidato per la guida della Commissione europea (poi vinsero i partiti di centrodestra e fu eletto il loro candidato, Jean-Claude Juncker). Schulz si è candidato a cancelliere un po’ a sorpresa e ha rivendicato come un valore positivo non aver partecipato alla politica tedesca negli ultimi anni. Nei primi mesi dopo la sua candidatura, l’SPD andava molto meglio nei sondaggi, ma ora è tornato a essere piuttosto distante dalla CDU.

Anche il programma di Schulz è stato descritto come piuttosto moderato, anche se con cose di sinistra. L’SPD non vuole toccare ulteriormente le pensioni (non vuole alzare l’età pensionabile, ma non chiede nemmeno ulteriori riduzioni) e vuole tagliare le tasse ai più poveri alzandole a tutti gli individui che guadagnano più di 76 mila euro l’anno. Schulz ha promesso anche di mantenere basse le spese militari e di non portarle al 2 per cento del PIL, come richiedono gli accordi sottoscritti con la NATO. Inoltre, la SPD si è impegnata a ridurre il crescente divario tra ricchi e poveri, ma, secondo gli esperti, è rimasta troppo vaga sui modi con cui intende raggiungere questo obiettivo.

Alle spalle delle due più importanti formazioni politiche del Paese c’è la formazione di estrema destra dell’Alternative fur Deutschland (AfD) guidata da Frauke Petry. Anche il Germania si è assistito all’ascesa di un partito di destra e anti establishment. L’Afd ha ottenuto ottimi risultati nelle elezioni regionali dello scorso marzo. Il partito è nato nel 2013 e nell’ultimo anni si è concentrato su una campagna contro la politica di accoglienza dei rifugiati portata avanti dal governo Merkel e a favore della reintroduzione dei controlli alle frontiere (del programma dell’AfD fanno parte anche un referendum sul Ttip, la sospensione delle sanzioni alla Russia).

Come scrive Il Post, in Germania non escludono sostanzialmente nessun tipo di combinazione e, probabilmente, il campo delle possibili alleanze inizierà a restringersi soltanto il giorno dopo le elezioni. I sondaggi più recenti dicono che CDU/CSU otterrà almeno un terzo dei voti e che la SPD ne prenderà circa il 22 per cento. Gli altri quattro partiti (Afd, Die Linke, FDP e i Verdi) dovrebbero stare tutti intorno al 10 per cento (e superare comunque senza problemi la soglia di sbarramento). Come si vede dal grafico, l’evento più importante della campagna elettorale è stata senza dubbio la scelta di Schulz di candidarsi: fece guadagnare al suo partito diversi punti percentuali, arrivando vicinissimo alla coalizione guidata da Merkel. Ora le cose sono però cambiate e, di nuovo, la cosa più probabile è un quarto mandato da cancelliera per Merkel.

Ludovica Scarpone

 

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