Perché Amazon non è l’ultimo atto della lotta tra Ue e colossi del Web

3 minuti di lettura
EU Competition Commissioner Margrethe Vestager talks as she gives a press conference to order Apple to pay 13 billion euros in back taxes, in Brussels on August 30, 2016. The European Union on August 30, 2016, ordered Apple to pay a record 13 billion euros in back taxes in Ireland, saying deals allowing the US tech giant to pay almost no tax were illegal. Apple and the Irish government immediately said they would appeal against the European Commission ruling, while the US Treasury said it could undermine its economic partnership with the EU. Ireland has been seeking to attract multinationals by offering extremely favourable tax conditions, known as sweetheart deals, but EU Competition Commissioner Margrethe Vestager said Apple's broke EU laws on state aid. / AFP / John THYS (Photo credit should read JOHN THYS/AFP/Getty Images)

La Commissione Europea ha obbligato Amazon a pagare 250 milioni di euro di tasse al Lussemburgo. Bruxelles ha stabilito che il gigante dell’e-commerce deve restituire al piccolo paese gli aiuti ricevuti sulla base di un accordo fiscale del 2003 ritenuto contrario alle regole comunitarie.

Il Lussemburgo non è l’unico paese membro dell’Unione Europea ad aver offerto accordi che prevedevano aiuti di stato – di fatto condizioni fiscali particolarmente favorevoli concesse in modo eccezionale – a grandi aziende internazionali: il caso più noto è quello che ha coinvolto Apple e l’Irlanda. Da questo tipo di accordi le aziende ottengono una sede nell’Unione Europea beneficiando di una tassazione più bassa di quella prevista dalle regole dell’Unione, mentre i paesi che li propongono ottengono investimenti stranieri sul loro territorio.

La linea di condotta dell’Unione europea è sempre la stessa. Impedire che le grandi corporation approfittino di una grave disfunzione della Ue, quella del turismo fiscale. Unica via per evitare questo comportamento da parte delle multinazionali è quella di armonizzare una volta per tutte i sistemi di tassazione dei Paesi membri.

Dietro la nuova linea di condotta all’insegna dell’intransigenza che si respira a Bruxelles c’è la regia della danese Margrethe Vestager. Dal novembre 2014, la leader del partito “Sinistra radicale” (Radikale Venstre) è diventata commissaria europea alla concorrenza. E ha deciso fin da subito di far rispettare le regole del mercato unico europeo. Starbucks, Fiat, Android, Google e Gazprom. Vestager ha esaminato a fondo e in molti casi sanzionato il comportamento scorretto delle multinazionali.

Come ha scritto Andrea Fioravanti su Linkiesta: «Vestager ha una strategia politica precisa. Avvicinare la Ue ai cittadini, anche con gesti eclatanti, facendoli sentire protetti». E’ stata la stessa politica danese a dire in un’intervista: «Facciamo questo perché la gente è arrabbiata nel vedere le multinazionali evadere le tasse. Non puoi raccontare ai cittadini i dettagli di quello che fai. Devi raccontargli il contesto a grandi linee». Ma l’interventismo della Vestager non convince tutti. Il Foglio raccoglie le perplessità di Dario Stevanato, docente di diritto Tributario. «L’impressione è che si stia inasprendo il conflitto tra Unione Europea e Stati Uniti sul diritto a tassare gli utili delle multinazionali americane, con rischi di ritorsioni e possibili effetti indesiderati per gli interessi europei, come il trasferimento delle sedi delle operazioni europee in paesi non appartenenti all’Unione (ad esempio la Gran Bretagna post-brexit) o il loro rimpatrio in America favorito dall’annunciato taglio dell’aliquota della corporation tax».

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

FESTA DEL CINEMA DI ROMA: Jake Gyllenhaal incontrerà il pubblico

Articolo successivo

PRESENTATO ALLA CAMERA IL FONDO PATRIMONIO ITALIA

0  0,00