Tavecchio si è dimesso. Cambierà il calcio italiano?

In Rilievo Società

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Carlo Tavecchio si è dimesso. Il presidente della Figc ha rassegnato le dimissioni nel corso del Consiglio Federale convocato questa mattina a Roma. Tavecchio era finito nell’occhio del ciclone dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai prossimi mondiali.

“Ambizioni e sciacallaggi politici hanno impedito di confrontarci sulle ragioni di questo risultato”. E’ questo, secondo quanto risulta all’Ansa – quello che Carlo Tavecchio ha detto oggi ai consiglieri della Figc prima di chiedere le dimissioni di tutto il consiglio, ovviamente a cominciare da se stesso. “Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento di alcuni voi”, ha poi aggiunto ai consiglieri. “Le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime due ore – ha detto Tavecchio ai consiglieri federali – hanno impedito alle due Leghe maggiori di partecipare un dibattito che investe anche loro”. “Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento da parte di alcuni partecipanti alla riunione di mercoledì – ha aggiunto, riferendosi al vertice con le componenti a 48 ore dalla debacle della nazionale – Nonostante il documento che mi hanno richiesto e condiviso, non sono disposti nemmeno a discuterlo”. A conclusione di queste considerazioni, Tavecchio ha chiesto “le dimissioni di tutto il consiglio, me per primo”.

Mandato via l’uomo simbolo del fallimento del nostro calcio ora bisognerà prendere ispirazione da altri modelli. Molti commentatori guardano al modello tedesco. Il giornalista Carsten Arndt ha raccontato a Eurosport la ricostruzione partita sedici anni fa, dopo un fallimento, che ha permesso di creare una Nazionale che oggi è la favorita dei Mondiali del prossimo anno e che da un decennio è ai vertici del calcio globale.

A seguito dell’eliminazione al primo turno degli europei del 2001, la federazione tedesca iniziò a concepire la promozione giovanile in una maniera completamente diversa. Hanno creato delle basi in ogni regione della Germania, in cui tutti i talenti hanno ricevuto la stessa educazione sotto il piano fisico, tecnico e tattico. Parliamo di circa 350 centri, specialmente per i talenti dagli 11 ai 14 anni, creati con due o tre allenatori qualificati. I club stessi sono stati “forzati” ad investire nei giovani. Ciascun club di Bundesliga e di Zweite Liga hanno avuto il dovere di costruire i cosiddetti “Junior performance center”. La maggior parte delle squadre ha aumentato gli allenamenti per le squadre giovanili da tre volte a settimana fino a cinque o sei volte. Nel 2006 Matthias Sammer, ora esperto di Eurosport, è diventato direttore sportivo della DFB. Ha incoraggiato lo sviluppo delle caratteristiche della personalità oltre a quelle sportive. Alla fine abbiamo cresciuto grandi giocatori con caratteri forti, anche in età giovane. La DFB ha considerato il metodo olistico di Sammer come unico nel mondo.

Penso sia possibile anche in Italia nel momento in cui la Federcalcio accetterà la necessità di un cambiamento. Ci sono regioni con tantissimi potenziali campioni, ma devono essere incoraggiati nel modo giusto. Club come Milan, Juventus ed Inter devono avere la base finanziaria per creare i “junior performance center”. Questa débâcle può essere una opportunità per l’Italia. La Germania nel 2000 si trovò nella stessa situazione. Ci vorrà del tempo e servirà pazienza.

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