GIORGIO STREHLER E IO al Teatro Argentina di Roma

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A vent’anni dalla scomparsa di Giorgio Strehler, fra i grandi registi italiani del secolo scorso, e a settant’anni dalla nascita del Piccolo Teatro di Milano (nel 1947 ad opera di Strehler e Paolo Grassi come primo Teatro Pubblico Italiano), il Teatro di Roma omaggia il regista e il prestigioso teatro con un ciclo di iniziative, incontri, proiezioni, installazioni e “serate d’onore” dedicate a Valentina Cortese, Giulia Lazzarini, Ferruccio Soleri.
Primo appuntamento del percorso di omaggi è quello con Giancarlo Dettori, tra gli attori più amati del nostro teatro, che ripercorre quarant’anni di lavoro con Giorgio Strehler al Piccolo Teatro attraverso un racconto ironico e appassionato: il recital di Claudio Beccari dal titolo GIORGIO STREHLER E IO – 40 anni al Piccolo Teatro di Milano, in scena lunedì 27 novembre 2017 (ore 21, ad ingresso libero con prenotazione obbligatoria a community@teatrodiroma.net) al Teatro Argentina. Un’occasione imperdibile alla scoperta dei segreti del metodo di lavoro del grande regista, che puntava a stimolare la sensibilità dell’attore liberandone la creatività. Così, grazie al rapporto di amicizia nato nel corso degli anni e alle tante collaborazioni, Giancarlo Dettori ci racconta Strehler anche su un piano più personale, con episodi che ne svelano la debordante, contraddittoria e affascinante personalità, in un viaggio dall’Arlecchino all’Opera da tre soldi, dalla Grande Magia al Campiello.

«Nelle nostre lunghe e divertenti chiacchierate, Giancarlo Dettori ha ripercorso tutta la sua esperienza con Giorgio Strehler, dall’emozionante audizione del 1957 fino all’ultimo spettacolo, I giganti della montagna; quarant’anni che hanno segnato pagine e pagine di storia del teatro e della cultura italiana – racconta Claudio BeccariDi questa ricchissima narrazione ho isolato quelli che mi sono parsi i momenti più significativi per illustrare il lavoro di Strehler e li ho accostati a brani tratti dagli scritti del regista, quasi a scoprire le intenzioni teoriche da cui nasceva il lavoro di palcoscenico. Un lavoro che non cercava di imporre uno schema preconcetto, ma offriva agli attori una massa di stimoli e di suggestioni che garantiva loro la possibilità di esprimersi liberamente, esaltandone la sensibilità». Protagonista il lavoro del grande regista visto dall’interno e restituito con ironia e grande umanità proprio da uno dei suoi attori più fedeli: «Grazie alla testimonianza di Giancarlo riusciamo a capire come la partecipazione creativa dell’attore fosse uno dei segreti di Strehler – continua Beccari – quando parla dell’Arlecchino o del Campiello, del Coriolano o dell’Opera da tre Soldi, Giancarlo non sembra uno degli interpreti di un magnifico concerto, ma uno di coloro che hanno contribuito a scriverne la partitura. Altra mia attenzione è stata quella di restituire lo stile personale di Giancarlo che, grazie all’ironia che lo contraddistingue, riesce sempre a raccontare queste vicende con un sorriso, quasi avesse fatto suo l’atteggiamento critico con cui Strehler richiedeva all’attore epico di guardare al personaggio».

Nel flusso della memoria e dei ricordi, Giancarlo Dettori ricostruisce il suo legame con il regista e con il Piccolo Teatro di Milano, ripercorrendo gli spettacoli che hanno segnato la cultura italiana del Novecento e testimoniando le tappe di un percorso intrecciato con la storia del nostro Paese: l’opera di rinnovamento del teatro che si rese necessaria nel dopoguerra, con la scelta di autori e testi completamente nuovi e con il radicale cambiamento richiesto agli attori, convinti a fatica ad imparare la parte a memoria, rinunciando al suggeritore. L’idea fondante del Piccolo Teatro, concepito non come luogo di svago, ma come punto di incontro di un’intera comunità, spazio di riflessione, di discussione e, di conseguenza, la convinzione che il teatrante avesse una responsabilità “sociale” nei confronti dell’opinione pubblica. Le amarezze degli ultimi anni, quando Strehler fu tra i primi a intuire che la cultura italiana avrebbe attraversato un periodo difficile.

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