Campagna elettorale senza finanziamento pubblico. Politica e partiti alla prova

Politica

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Comunque andrà a finire le elezioni politiche del 2018 saranno comunque storiche. Nel 2013 un decreto legge fatto approvare dall’allora governo guidato da Enrico Letta decise di intervenire sul finanziamento pubblico ai partiti dopo un interminabile dibattito e a seguito delle pressioni dell’opinione pubblica da un lato e del MoVimento 5 Stelle dall’altro.

Quel provvedimento è stato poi convertito nella legge numero 13 del 2014, la quale ha previsto che da inizio 2017 – dopo un periodo transitorio di graduale riduzione dei rimborsi durato circa tre anni – il finanziamento pubblico ai partiti venisse abolito del tutto. E così è andata, con il varo ufficiale del nuovo sistema basato sulle detrazioni fiscali delle donazioni private e sulla possibilità di destinare alle formazioni politiche il 2 per mille dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche).

Per mesi si era parlato della possibilità di modificare quel testo ma i principali partiti non hanno voluto (o potuto) metterci mano e così si andrà a votare con queste nuove regole del gioco, un sistema piuttosto rigido. Due terzi degli Stati mondiali prevedono il finanziamento pubblico dei partiti o comunque qualche forma di rimborso. Oppure un sistema misto come accade anche, ad esempio, in Francia e in Germania. Si tratta di qualcosa di assolutamente nuovo nel panorama politica italiano e con conseguenze pesanti. E’ un vero e proprio cambio di paradigma rispetto al passato che porterà con sé anche un radicale mutamento di approccio nei confronti della politica: sempre più legata a formazioni personali, sempre meno rappresentazione di una vera comunità.

Erogare soldi ai partiti viene considerata un’operazione per pochi. In questa legislatura le entrate dei partiti sono crollate del 61%. Uno studio realizzato da Openpolis certifica che i contributi arrivati da persone fisiche e giuridiche sono passati dai 40,8 milioni del 2013 ai 13,4 del 2016. Considerando che il 2013 era un anno di elezioni politiche, dunque più favorevole alle donazioni, il dato resta comunque in netto calo dai 23,9 milioni del 2014 ad oggi.

Annota il direttore dell’Espresso, Marco Damilano: “Quella del 2018 sarà la prima campagna senza finanziamento pubblico dei partiti, neppure sotto forma di rimborso elettorale, l’ingegnoso marchingegno per aggirare il divieto di elargire soldi pubblici ai partiti inventato nel 2002 dagli allora tesorieri dei principali partiti, Ugo Sposetti per i Ds, Rocco Crimi per Forza Italia, Maurizio Balocchi per la Lega, Luigi Lusi per la Margherita, oggi condannato in appello a sette anni di carcere per appropriazione indebita dei fondi del partito. Zero soldi per una campagna elettorale che per la prima volta da anni, seconda novità, fa risorgere il collegio uninominale, e dunque la necessità per i candidati di chiedere il voto con manifesti, volantini, pranzi, cene, comizi, convegni: tutte cose costose”.

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